Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Arcipelago dei Fiori e Isole d’Ogliastra

Autore : Lina Podda

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  PODDA, L. (2018). Foglio di cluster : Arcipelago dei Fiori e Isole d’Ogliastra – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/arcipelago-dei-fiori-e-isole-dogliastra/

Composizione del cluster : isole 20
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster dell’Arcipelago dei Fiori e Isole d’Ogliastra si trova lungo la costa centro e sud-orientale della Sardegna. L’Arcipelago dei Fiori (parte più a sud del cluster, situato al largo della penisola di Capo Carbonara) è costituito da due isole maggiori, l’Isola dei Cavoli e l’Isola di Serpentara, oltre a diversi isolotti di modesta superficie chiamati Variglioni. La maggior parte di questi isolotti sono situati in prossimità delle isole maggiori, ad esclusione dell’isolotto o scoglio di S. Stefano, situato di fronte alla spiaggia omonima e gli scogli di Piscadeddus, prospicenti la spiaggia di Porto Sa Ruxi (Atzeni et al., 2014). L’Isola dei Cavoli si trova sul prolungamento del promontorio di Capo Carbonara, da cui dista circa 700 metri, mentre l’Isola di Serpentara è situata a nord di Punta Molentis, a poco più di 3 km dalla costa. A nord delle isole dell’Arcipelago dei Fiori, a ridosso della costa centro-orientale, si trova un gruppo di piccole isole, di cui la più grande è l’Isola d’Ogliastra con un’estensione di 5 ettari (Bocchieri & Mossa, 1986).

L’intero Arcipelago dei Fiori è incluso nel Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) “Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta Molentis e Campulongu” (ITB040020) che si estende su 9.281 ettari (di cui 8.538 marini e 743 terrestri) e tutela uno dei più importanti siti marino-costieri della Rete Natura 2000 (Acunto et al., 2017), come testimoniato anche dalla sua quasi totale sovrapposizione con l’Area Marina Protetta di Capo Carbonara e con tre Zone a Protezione Speciale (ZPS) (Isola di Serpentara: ITB043026; Isola dei Cavoli: ITB043027; Capo Carbonara e stagno di Notteri-Punta Molentis: ITB043028). Il solo scoglio di su Brecconi è, tra le isole d’Ogliastra, l’unico incluso in un SIC (Area del Monte Ferru di Tertenia, ITB020015).

Dal punto di vista geologico dominano litologie riferibili essenzialmente al batolite ercinico del Sarrabus, costituite per lo più da graniti e granodioriti interessate da movimenti tettonici che le hanno deformate prevalentemente secondo la direzione NNO-SSE. Alle masse granitiche sono associati sistemi filoniani di uguale orientamento e per lo più di natura basica, che assumono particolare rilievo nella determinazione del paesaggio costiero e sottomarino (Orrù et al., 1994). 

Nelle isole e in tutto il settore costiero la vegetazione più evoluta è rappresentata da microboschi o formazioni di macchia, costituite da arbusti prostrati e fortemente modellati dal vento a dominanza di Juniperus phoenicea subsp. turbinata e Olea europaea var. sylvestris. Solo sull’Isola dei Cavoli sono presenti comunità psammofile. La flora è caratterizzata dalla presenza di piante ad alto pregio naturalistico, tra cui specie endemiche esclusive o ad areale limitato, distribuite prevalentemente nelle due isole maggiori (Bacchetta et al., 2007). Sull’Isola dei Cavoli, si trova una delle più importanti popolazioni della Sardegna di cavolo selvatico (Brassica insularis), pianta endemica presente negli allegati della Direttiva Habitat (92/43/CEE). Serpentara rappresenta il locus classicus (Bocchieri, 1988) della ferula di Arrigoni (Ferula arrigonii), endemita sardo-corsa limitata a poche aree costiere e insulari e della silene di Valsecchi (Silene valsecchiae), endemita esclusiva della Sardegna orientale. Sono inoltre presenti in tutta la fascia costiera del territorio, isole comprese, tre endemismi appartenenti al genere Limonium, esclusivi della Sardegna orientale: Limonium retirameum, Limonium tyrrhenicum e Limonium protohermaeum (Arrigoni & Diana, 1999).

Gli ambienti costieri delle isole e degli isolotti sono importanti per la nidificazione di diversi uccelli marini di interesse conservazionistico, inseriti nella Direttiva Uccelli (2009/147/CE) come la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus yelkouan) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis ssp. desmarestii), presenti sulle Isole dei Cavoli e di Serpentara. Tra i rettili, si sottolinea la presenza di due importanti endemismi inseriti nella Direttiva Habitat (92/43/CEE): la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta) endemismo sardo-corso, diffusa sulla maggior parte delle isole in questione, e il tarantolino (Euleptes europaea) endemismo tirrenico, riportato per l’Isola di Serpentara, per l’isolotto di S. Stefano e lo Scoglio Piscadeddus (Poggesi et al., 1996; Corti et al., 2006; Atzeni et al., 2014).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Bibliografia


  1. Acunto S., Bacchetta G., Bordigoni A., Cadoni N., Cinti M.F., Duràn Navarro M., Frau F., Lentini L., Liggi M.G., Masala V., Meloni F., Pinna R., Podda L. & Sanna A., 2017. The LIFE+ project “RES MARIS – Recovering Endangered habitatS in the Capo Carbonara MARIne area, Sardinia”: first results. Plant Sociology, 54: 85-95.

  2. Arrigoni P.V. & Diana S., 1999. Karyology, chorology and bioecology of the genus Limonium (Plumbaginaceae) in Sardinia. Plant Biosystems, 133: 63-71.

  3. Atzeni S., Cardia S., Frau D., Meloni F. & Podda L., 2014. Guida agli ambienti e alle specie del SIC Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta Molentis e Campulongu-ITB040020. Pubblicazione a cura dell’AMP Capo Carbonara realizzata nell’ambito del progetto “Azioni di divulgazione scientifica e didattica naturalistica degli esiti del monitoraggio compiuto nel sic a mare ITB040020 Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta Molentis e Campulongu”.

  4. Bacchetta G., Fenu G., Mattana E., Meloni F. & Podda L., 2007. Conservazione ex situ e in situ della biodiversità vegetale dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara (Sardegna sud-orientale). Fitosociologia, 44: 157-164.

  5. Bocchieri E., 1988. Silene valsecchiae e Ferula arrigonii, due specie nuove della Sardegna. Bollettino della Società Sarda di Scienze Naturali, 26: 305-310.

  6. Bocchieri E. & Mossa L., 1986. La flora dell’Isola dell’Ogliastra (Sardegna centro-orientale). Bollettino della Società Sarda di Scienze Naturali, 25: 125-142.

  7. Corti C., Lo Cascio P., Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane. In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.

  8. Orrù P., Cocco A. & Panizza V., 1994. Rilevamento geomorfologico subacqueo del settore compreso tra Capo Boi e Punta Is Cappuccinus (Sardegna Sud-Occidentale). Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia, 52: 163-176.

  9. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti C., Finotello P.L., Lanza B. & Tosini G. 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola dei Cavoli Arcipelago dei fiori e isole d’Ogliastra 42,7197 40 3708 39,0863401 9,53207838     Commune de Villasimius
Scoglio di Sa Punta   0,098716 0 39,2953485 9,63356596    
Scoglio di Cala sa Figu 0,255067 10 39,3078857 9,62757655
Scoglio di Cala is Cascias 0,417627 0 39,0846647 9,536845
Variglione settentrionale dei Cavoli 0,895101 17 39,0836624 9,54109533
Variglione meridionale dei Cavoli 1,19888 14 39,0813744 9,53631471
Variglione centrale dei Cavoli 1,20526 14 39,0827831 9,53971565
Scoglio su Brecconi 0,610635 27 39,7045969 9,67144023
Scoglio di San Elmo 0,177716 3 39,0977683 9,52815227
Scoglio Is Scoglius Arrubius,Scoglio di Arrubius 0,134153 1 39,8720663 9,68531163
Isola d’Ogliastra 6,47821 47 1590 39,9750621 9,70467699
Scoglio meridionale dell’Isola d’Ogliastra 0,536 3 320 39,9761124 9,70694446
Scoglio settentrionale dell’Isola d’Ogliastra 0,875 3 220 39,976387 9,7080555
Scoglio di Murtas 1,6525 12 290 1 39,5243528 9,65874378
Isola di Serpentara 37,9342 54 3462 1 39,139467 9,60565285 Commune de Villasimius
Variglione meridionale di Serpentara 3,54197 32 630 1 39,1478588 9,60365376 Commune de Villasimius
Variglione centrale di Serpentara 1,53114 17 500 1 39,1493438 9,60552722 Commune de Villasimius
Variglione settentrionale di Serpentara 1,79641 27 440 1 39,1514957 9,6044453 Commune de Villasimius
Scogli di Piscadeddus,Scogli de Piscadeddus,Scogli dei Pescatelli,Scogli Is Piscadeddus 0,422837 12 160 39,1239185 9,46485149
Scoglio di Santo Stefano 0,442316 13 290 39,1134337 9,49940276

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Isole Tavolarine

Autore : Augusto Navone (AMP Tavolara)

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  NAVONE, A. (2018). Foglio di cluster : Isole Tavolarine – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-tavolarine/

Composizione del cluster : isole 35
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster delle Isole Tavolarine è situato nella costa nord orientale della Sardegna e ricade nei territori dei comuni di Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro. Il sistema articolato di isole, che si snoda dalla punta del promontorio di Capo Ceraso a nord, fino ad arrivare a sud alla spiaggia de La Cinta, è costituito da 30 piccole isole e dalle due isole maggiori di Tavolara, con un’estensione di circa 600 ettari ed un’altitudine massima di 565 m s.l.m. e di Molara, con superficie di circa 360 ettari ed un’altitudine massima di 158 m s.l.m. Il cluster è compreso all’interno della ZPS Isole del Nord Est tra Capo Ceraso e Stagno di San Teodoro (ITB013019) e coincide con il SIC Isole di Tavolara, Molara, Molarotto (ITB010010).

L’esistenza di substrati granitici e calcarei ha influenzato le comunità vegetali di questo sistema insulare, che si presentano ricche di specie e con una componente endemica di rilievo. Negli ambienti insulari costieri delle falesie sono presenti piante adattate all’elevata salinità, con diverse specie di statice (Limonium spp.), il fiordaliso spinoso sull’Isola di Tavolara (Centaurea horrida), e l’euforbia delle Baleari (Euphorbia pithyusa) su falesie granitiche. Le coste basse e sabbiose sono caratterizzate da associazioni di vegetazione pioniera, con Cakile maritima e Silene succulenta subsp. corsica, endemismo sardo-corso, da pratelli annui e garighe a elicriso (Helichrysum microphyllum subsp. tyrrhenicum), che a maggiore distanza dalla riva, si trasformano in formazioni arbustive e forestali a ginepro fenicio (Juniperus phoenicea subsp. turbinata). Sia su suolo carbonatico che granitico si sviluppano piccoli boschi termo-xerofili a J. phoenicea subsp. turbinata e Olea europaea var. sylvestris, con Asparagus albus e Pistacia lentiscus. Sulla sommità dell’Isola di Tavolara si osservano anche comunità forestali frammentate di leccio (Quercus ilex) e piccoli boschi di acero minore (Acer monspessulanum). Sulle rupi vegetano specie caratteristiche come Odontarrhena tavolarae, di cui l’isola rappresenta il locus classicus, e Campanula forsythii. Fra le isole minori ricordiamo l’Isola Piana, che in soli tredici ettari di superficie ospita 250 diverse specie vegetali. Fra queste è presente anche il Limoniastrum monopetalum, che si ritrova in Sardegna, son con piccole stazione, presso le foci del Rio Padrongianus e a Teulada (AA.VV., 2008).

Le isole dell’Arcipelago di Tavolara sono sito riproduttivo di diverse specie citate nell’allegato I della Direttiva Uccelli che trovano in questi ambienti spazi ideali per nidificare. In particolare, l’Isola di Tavolara ospita la più grande colonia mondiale conosciuta di berta minore (Puffinus yelkouan), con circa 10–13.000 coppie. Sono presenti, anche se poco numerose, alcune coppie di berta maggiore (Calonectris diomedea). Un’altra specie legata agli ambienti costieri è il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii), che nidifica su tutte le piccole isole dell’arcipelago e ha una colonia riproduttiva che supera il centinaio di coppie sull’isolotto di Molarotto. Anche il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) nidifica, da diversi anni, su questo isolotto, con un numero contenuto di coppie (sito web Area Marina Protetta Tavolara Punta Coda Cavallo).

Gli ambienti insulari appaiono importanti anche per la presenza di diverse specie di rettili endemici dell’area tirrenica o del complesso sardo-corso, inseriti negli allegati della Direttiva Habitat (92/43/CEE), fra cui ricordiamo il tarantolino (Euleptes europaea), l’algiroide nano (Algyroides fitzingeri) e la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta). Importante appare anche la tutela di quest’ultimo endemismo sardo-corso (Podarcis tiliguerta), che sull’Isola di Molarotto si è differenziata morfologicamente e geneticamente nella sottospecie Podarcis tiliguerta subsp. ranzii (Corti & Spano, 2009).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Bibliografia


  1. AA.VV., 2008. Tavolara. A cura di Navone A. & Trainito E. Delfino Ed.
  2. Corti C. & Spano G., 2009. Erpetofauna. Collana “Quaderni dell’Area Marina”, vol. 4.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola della Bocca Isole Tavolarine 0,593793 5 320 40,920554 9,5668058    
Figarello,Isola di Figarolo   22,2771 139 1957 40,9804412 9,64339062    
Isola Gabbia 1,50166 6 600 40,931013 9,52671687
Isola dei Garofani 0,689366 5 265 40,8861134 9,63342108
L’Isoledda 0,263726 15 170 40,8502796 9,69110595
Isolotti dei Pedrami 2,31877 5 150 40,6847135 9,76640735
Isola di Leporeddu 2,04243 2 210 40,9138137 9,50583471
Isola Manna 3,6775 2 2000 40,9171633 9,51064154
Scoglio di Tramaglio 0,096944 0 40,8305673 9,70740813
Scoglio a nord di C.po Ceraso 0,429925 0 40,9212757 9,6422252
Isola di Molara 348,887 161 40,8686151 9,72758974 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Scoglio dei Magroni 0,241736 1 100 40,9233458 9,63548429
Isola di Mezzo 2,29404 2 800 40,9212099 9,5119356
Isola di Patron Fiaso 1,88499 4 640 40,9047062 9,58288988
Isolotto I Porri 2,48752 9 500 40,9586729 9,58858547
Isolotto di Porritula 0,483496 3 130 40,9853387 9,588876
Isola settentrionale di Portolucas 0,913597 8 340 40,9214143 9,63373448
Isola meridionale di Portolucas 0,646213 7 250 40,9202239 9,63273075
Isola Rossa,Isola Ruja di C.po Comino 5,98895 5 1200 40,539196 9,81923399
Isola di Tavolara 604,206 565 19996 1 40,9057123 9,71290054 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola Piana 13,7857 14 2017 40,8882354 9,6508792 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola dei Cigni,Isola dei Cavalli 2,32697 5 791 40,8855873 9,64031906 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isoletta di Cala Spagnola,Isolotto del Fico 0,51347 1 301 1 40,875298 9,707768 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isolotti dei Tre Fratelli 0,280086 1 90 1 40,8617504 9,76169124 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola di Molarotto 2,88183 51 981 3 40,8744899 9,77797881 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola Cana 0,611015 6 327 40,8644704 9,67699041 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Reulino,Isolotto Rosso 2,47876 11 824 40,8777385 9,67166861 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola dei Porri di Tavolara,Isolotto Spalmatore 0,35383 6 254 1 40,893745 9,668171 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola dei Topi 0,273234 5 192 1 40,8967373 9,67502944 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola di Barca Sconcia 0,699681 6 477 40,9176583 9,64744332 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isolotto di Ottiolu 0,878777 5 340 40,7363447 9,71811452 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola Ruja,Isola Rossa 3,05304 14 700 40,8276895 9,70791501 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola di Proratora 4,85692 27 1017 40,8464566 9,72332668 Consortium de 3 communes (Olbia, S. Teodoro et Loiri S. Paolo) – Area marina protetta Tavolara-Punta
Isola del Cavallo 1,54934 4 550 40,9171863 9,52605347
Scoglio settentrionale di Leporeddu 0,541 240 40,915554 9,50583361

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Arcipelago di La Maddalena

Autore : Donatella Cogoni

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  COGONI, D. (2018). Foglio di cluster : Arcipelago di La Maddalena – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/arcipelago-di-la-maddalena/

Composizione del cluster : isole 96
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


L’Arcipelago di La Maddalena, situato nella parte più nordorientale della Sardegna è costituito da sette isole maggiori (La Maddalena, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Santa Maria, Budelli e Razzoli), e da oltre 50 isolotti, isole minori e scogli adiacenti di particolare rilevanza paesaggistica, per uno sviluppo costiero pari a 176,2 km, ed una superficie complessiva di circa 5.134 ettari (Biondi & Bagella, 2005). All’interno del cluster è presente il “Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena” istituito nel 1994 mentre nel 2001 la superficie marina è diventata parte integrante del Santuario dei Cetacei. Parte dell’Arcipelago ricade nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Arcipelago La Maddalena” coincidente con la Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Arcipelago La Maddalena” (ITB010008).

L’Arcipelago appartiene al contesto geologico-strutturale della Gallura settentrionale. Le morfologie dominanti sono granitiche attraversate da un sistema filoniano (Carmignani et al., 2001) e solo nel settore orientale le rocce presentano natura scistosa (gneiss e migmatiti) (Barca et al., 1996). Le forme di erosione eolica plasmano un paesaggio caratterizzato da tafoni, divisi da incavi creati dal dilatamento delle fratture per opera delle acque di scorrimento e nicchie scavate nel granito. Gli aspetti di maggior interesse della morfologia costiera riguardano la tipica conformazione dei litorali, caratterizzati da un andamento frastagliato in cui sono frequenti rias di varie dimensioni (Biondi & Bagella, 2005). Le spiagge sabbiose sono poco estese e localizzate all’interno di insenature (Ulzega, 1997), con piccoli stagni costieri, indicati come paduli (Baldacci, 1961).

Nel complesso il clima dell’arcipelago, sulla base della classificazione bioclimatica di Rivas-Martìnez et al., 2002), può essere ascritto al macrobioclima mediterraneo, bioclima pluvistagionale-oceanico, termotipo termomediterraneo superiore, ombrotipo secco superiore (Biondi & Bagella, 2005). Tra i venti, prevalgono quelli occidentali seguiti da quelli dei quadranti di nord-ovest e nord-nord-ovest (Bocchieri, 1996).

Il patrimonio floristico è composto da 986 entità, di cui 52 endemiche (Bocchieri, 1996). Tra esse si annoverano Silene velutina, Silene valsecchiae, Helicodiceros muscivorus, Limonium cunicularium e Limonium strictissimum.

La vegetazione è dominata da macchie e boschi sclerofillici riferibili alla classe Quercetea ilicis. I boschi di leccio, sono relegati in canaloni, mentre gli oleastreti risultano più diffusi così come le macchie dell’Oleo-Ceratanion e i micro boschi a ginepro fenicio. Nelle aree più costiere, la vegetazione degrada dalla macchia più bassa alla gariga con fitocenosi psammofile, alofile e subalofile (Biondi & Bagella, 2005).

L’Arcipelago ricade tra le aree più importanti per la fauna, sia nell’ambito terrestre che marino. Di particolare rilevanza l’avifauna; numerosi uccelli marini come il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), la berta maggiore (Calonectris diomedea), il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii) e la sterna comune (Sterna hirundo), scelgono queste isole per la loro nidificazione.

Viene inoltre riportata la presenza di diverse specie di interesse comunitario, per i mammiferi si ricordano ad esempio Tursiops truncatus e Rhinolophus ferrumequinum, per i rettili Euleptes europaea, Emys orbicularis, Testudo hermanni, Testudo marginata, Caretta caretta, Hierophis viridiflavus, nonché le specie endemiche Archaeolacerta bedriagae, Algyroides fitzingeri, Podarcis tiliguerta, per gli anfibi Bufo balearicus, Discoglossus sardus e Hyla sarda e per i pesci Alosa fallax (Poggesi et al., 1996; Corti et al., 2006, 2012; MATTM, 2015).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Spiaggia Rosa di Budelli

Donatella Cogoni

 

L’Isola di Budelli è una piccola isola appartenente all’Arcipelago di La Maddalena, ha una superficie di 1,6 km², offre paesaggi rappresentati da scogliere granitiche, rocce tafonate e incantevoli spiagge di sabbia finissima.

Nell’isola è presente un antico complesso religioso di origini medioevali, costituito da una chiesa e da un convento, che furono probabilmente costruiti agli inizi del secolo XIII sopra un antico romitorio di cui però non si ha più traccia. Durante il tredicesimo secolo fu probabilmente un centro di grande rilievo, venne però distrutto nel corso del secolo XVI da un’incursione di corsari turchi.

Sull’Isola di Budelli nidificano ogni anno gabbiani reali, berte e altri uccelli pelagici. Di rilevanza conservazionistica sono anche diverse specie erpetologiche, qua di seguito se ne riportano alcune: Bufo balearicus, Testudo marginata,  Euleptes europaea, Algyroides fitzingeri, Archaeolacerta bedriagae, Podarcis tiliguerta.

Tra tutte le varie spiagge presenti nell’isola, una in particolare l’ha resa famosa in tutto il mondo per il caratteristico colore rosa della sabbia, la Spiaggia Rosa di Budelli. Immortalata dal regista Michelangelo Antonioni, il quale ambientò nel 1964 una famosa scena del film “Deserto rosso”, è situata a sud-est dell’Isola di Budelli. Deve la sua colorazione alla presenza di minuscoli frammenti di un microorganismo di colore rosa, la Miniacinia miniacea, un protozoo foraminifero, il cui habitat è costituito dalle matte di Posidonia oceanica. Quando questo microrganismo muore, le conchiglie vengono trascinate fino a riva e sminuzzate grazie all’azione delle onde e dei vari agenti atmosferici. Attualmente la spiaggia Rosa è una delle aree più tutelate dell’intero Arcipelago di La Maddalena, giacché da sempre sono vietati l’accesso all’arenile, il transito o la sosta dei mezzi nautici nello specchio acqueo antistante.

Nel 2005 Budelli venne messa all’asta ma, poiché non ci fu un’offerta concreta, lo Stato italiano annunciò di volere esercitare il diritto di prelazione. Nel 2013 vennero stanziati circa 3 milioni di euro da parte dello Stato italiano per l’acquisto dell’Isola. Nel 2015, il Consiglio di Stato ha annullato il diritto di prelazione dell’Ente Parco dell’Arcipelago di La Maddalena sull’acquisto dell’Isola di Budelli (operazione effettuata dal cittadino neozelandese Michael Harte a seguito di un’asta giudiziale) per la mancanza di un piano di tutela per il parco. A seguito della sentenza, non senza polemiche, il giudice per le esecuzioni fallimentari ha revocato d’ufficio la custodia del bene in favore del Parco e ha concesso a Harte un termine di 60 giorni per il deposito dell’importo dovuto per l’acquisto, pari a due milioni e 954 mila euro. Infine, il 17 maggio 2016, il giudice fallimentare del tribunale di Tempio, respingendo in via definitiva le istanze di Michael Harte, ha stabilito il passaggio di proprietà al Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena.

Riferimenti

Sito web Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena: http://www.lamaddalenapark.it/vivi-il-parco/isole/budelli

Bibliografia


  1. Baldacci O., 1961. Il clima e l’idrografia. In: Ricerche sull’arcipelago de La Maddalena. Memorie della Società Geografica Italiana, 25: 67-88.

  2. Barca S., Carmignani L., Oggiano G., Pertusati P.C. & Salvatori I., 1996. Carta Geologica della Sardegna, Servizio Geologico Nazionale, Carmignani L. (ed.) Litografia Artistica Cartografica. Firenze.

  3. Biondi E. & Bagella S., 2005. Vegetazione e paesaggio vegetale dell’arcipelago di La Maddalena (Sardegna nord-orientale). Fitosociologia, 42: 3-99.

  4. Bocchieri E., 1996. L’esplorazione botanica e le principali conoscenze sulla flora dell’arcipelago della Maddalena (Sardegna nord-orientale). Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari, 66 suppl.1.

  5. Carmignani L., Oggiano G., Barca S., Conti P., Pertusati P.C., Salvadori I., Eltrusi A., Funedda A. & Pasci S., 2001. Vol. LX in Carmignani (ed.) Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Roma

  6. Corti C., Biaggini, Delaugerre M. & Lo Cascio P., 2012. Erpetofauna delle isole dell’Arcipelago di La Maddalena. Relazione finale. Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, Sezione di Zoologia “La Specola, Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena”, 85 pp.

  7. Corti C., Lo Cascio P. & Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane. In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.

  8. MATTM, 2015. Sito internet ftp://ftp.minambiente.it/PNM/Natura2000/. Formulario Standard “Arcipelago La Maddalena” (ITB010008).

  9. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti C., Finotello P.L., Lanza B. & Tosini G., 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

  10. Rivas-Martínez S., Dìaz T.E., Fernandéz-Gonzalez F., Izco J., Loidi J., Lousã M. & Penas A., 2002. Vascular plantcommunities of Spain and Portugal. Addend a to the syntaxonomical checklist of 2001. Itinera Geobotanica, 15: 433-922.

  11. Ulzega A., 1997. In: Maciocco G. “I luoghi dell’acqua e della terra”. Modello geomorfologico. Arti Grafiche Nidasio. Assago (MI).

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Scoglio della Colombaia Arcipelago di La Maddalena 0,614922 7 190 41,2327921 9,27928664    
Isola dei Cappuccini   3,11352 23 872 41,1531822 9,50202198    
Isolotto dei Fichi d’India 0,231 170 41,125724 9,444342
Isola dei Cavalli 0,744807 0 300 41,2023976 9,31807673
Isolotto di Porto Puddu 4,2602 16 920 41,1903467 9,3333133
Isolotto dei Mucchi Bianchi 0,37 8 200 41,126667 9,46583361
Scoglio Munichedda 5,4938 12 950 41,250415 9,1841979
Isola della Maddalena 1973,52 156 49314 41,2329377 9,41013323 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Caprera 1587,91 212 50347 41,2100644 9,46517017 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Santo Stefano 303,413 100 11202 41,1968212 9,41149146 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Spargi 423,556 153 12650 1 41,2410174 9,34562784 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Spargiotto 10,3414 47 1743 2 41,2504167 9,32399423 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Budelli 172,873 88 8835 4 41,2829692 9,34951218 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Razzoli 166,121 65 12168 5 41,3010087 9,3462786 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Santa Maria 188,241 49 11003 4 41,2976249 9,37351044 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola La Presa 28,961 0 2839 6 41,3100408 9,37560646 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Corcelli 12,7629 32 2295 5 41,2947544 9,40031094 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola Piana 4,12081 10 810 5 41,2948314 9,40547755 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Barrettini 10,7275 39 2076 4 41,2834089 9,40184237 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto settentrionale Barrettinelli 0,095694 0 280 4 41,2762953 9,40379183 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Soffi 45,44 30 3000 1 41,0646656 9,57487682 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola occidentale delle Camere 3,75223 22 1000 1 41,068157 9,5818262 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola orientale delle Camere 5,2099 16 1200 1 41,0699671 9,5863968 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Mortorio 63,3231 77 6712 1 41,0762034 9,60443372 Autorité du parc national de La Maddalena
Isole Poveri 0,145698 3 390 41,094081 9,580921 Autorité du parc national de La Maddalena
Capaccia 0,027 10 41,094049 9,584961 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola delle Rocche 2,62786 17 640 41,1165884 9,56922112 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola occidentale Li Nibani 7,8219 20 2000 41,1261891 9,56610316 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola delle Bisce 29,5765 16 3442 41,164443 9,52303717 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola del Porco 5,38094 25 1205 1 41,1742718 9,46098137 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola del Piccolo Porco 0,374978 7 245 1 41,1743045 9,45939409 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola della Pecora 7,23188 16 1392 2 41,1825507 9,4857012 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola della Piccola Pecora 0,03997 5 205 2 41,1838795 9,48781791 Autorité du parc national de La Maddalena
Isole dei Monaci 1,83214 12 1179 3 41,2170047 9,51808546 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto settentrionale Italiani 0,167 240 3 41,22967 9,45456 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto centrale Italiani 0,444924 5 288 3 41,2285952 9,4551857 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto meridionale Italiani 0,904672 8 412 3 41,2257522 9,4555621 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto dell’Aglio 0,319631 3 230 2 41,2080146 9,44656229 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto Roma 1,7126 20 520 41,1964298 9,3966348 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola Chiesa 7,13474 16 1200 2 41,2132235 9,41779164 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Giardinelli 47,0423 16 4000 3 41,2321175 9,44124624 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola Lo Strangolato 0,067 120 3 41,2569427 9,40583318 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Abbatoggia 2,10804 14 778 3 41,2532019 9,39941548 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola Carpa 0,420026 9 276 4 41,2875662 9,36249495 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola settentrionale di Paduleddi 1,86146 12 569 4 41,2864967 9,36659381 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola meridionale di Paduleddi 0,479572 7 289 4 41,2855122 9,3653185 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di mezzo Stramanari 0,298533 5 200 4 41,283352 9,36392755 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Capicciolu 1,7229 49 566 6 41,3090649 9,36918879 Autorité du parc national de La Maddalena
Scoglio di Cala Giorgio Marino,Cala Giorgio Marino 0,038698 0 70 5 41,275077 9,40277669 Autorité du parc national de La Maddalena
Barretinelli di Fuori,Isola di Barretinelli di Fuori 0,51877 11 290 5 41,3014381 9,40108057 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Punta Stagnali,Punta Stagnali 0,782954 5 434 1 41,2017863 9,44257588 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto di P. Coda Sardegna,Isola Fico 0,250208 1 160 41,1879052 9,43350842 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola di Mortorietto 0,548151 3 180 2 41,0859015 9,61852495 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola meridionale dei Poveri 2,34045 3 250 41,09221 9,57918332 Autorité du parc national de La Maddalena
Scoglio di Punta Abbatoggia 0,365465 0 238 3 41,2620935 9,40073159 Autorité du parc national de La Maddalena
Scoglio meridionale di Abbatoggia 1,17252 5 292 2 41,249638 9,396667 Autorité du parc national de La Maddalena
Stramanari est 9 160 4 41,2494431 9,39777756 Autorité du parc national de La Maddalena
Isola orientale di Stramanari 0,127993 9 174 4 41,2834682 9,36511914 Autorité du parc national de La Maddalena
Scoglio di Spargiotello 0,098794 0 41,251659 9,32096424
Scoglio della Torre 0,128493 0 41,0156309 8,87220651
Isolotto centrale di Cala Lunga 0,135967 2 41,2947588 9,33483678
Isola settentrionale di Cala Lunga 0,145791 0 41,2951485 9,33280629
Isola Molino 0,16599 3 40,9191082 8,71041486
Isolotto orientale di Cala Lunga 0,452624 0 41,2946877 9,33591039
Isolotto Camize 0,462223 3 41,0743883 9,58733458
Scoglio di Cala di Trana 0,523119 0 41,2862436 9,33715218
Scoglio di Punta Corsara 0,707959 12 41,2285869 9,33764487
Isolotto del Canale delle Galere 0,958144 8 41,1227381 9,56525845
Isola settentrionale Li Nibani 2,53135 16 41,131201 9,56723542
Scoglio Li Canneddi 0,434638 0 41,0264923 8,8787809
Scoglio di Tinnari 0,847785 0 41,0281647 8,89201759
Scoglio di Porto Leccio 0,321344 0 41,0441704 8,92679204
Scoglio di Costa Paradiso 0,329023 0 41,0575688 8,94528844
Scoglio la Cruzzitta 0,114173 3 41,0767127 8,96544889
Isola settentrionale della Marmorata 3,00149 3 41,2564049 9,24066736
Isola occidentale di Stramanari 0,151419 3 41,2840851 9,36274174
Scoglio di Punta Falcone 0,529719 0 41,2588861 9,22439459
Isolotto Cala del Rosario 0,224278 0 41,3102083 9,33616961
Scoglio meridionale di Calaccia 0,178636 0 41,3015651 9,33384444
Isolotto delle Bisce 1,21691 4 41,1638329 9,5185912
Isolotto meridionale di Cala Lunga 0,371772 0 41,2939847 9,33574794
Scoglio della Noce 0,550765 0 41,3012284 9,35639304
Scoglio di C.po Testa 0,450847 4 41,2315218 9,14100972
Isolotto di Punta Barca Bruciata 0,44247 5 41,1404256 9,43804233
Scoglio di Cala Baccà 0,081623 6 41,1911684 9,44185064
Scoglio Colombo 0,499841 4 41,2415896 9,26729599
Scoglio Paganetto 0,579319 1 41,2447506 9,27042978
Scoglio settentrionale di Calaccia 0,07 41,3031528 9,33376283
Scoglio di Monte Russu 0,827625 0 350 41,1578573 9,11959288
Isola meridionale della Marmorata 5,49194 5 900 41,2534369 9,23812694
Isolotto dell’Oro 0,11 130 41,18057 9,397254
Isola di Portisco 1,31886 5 380 41,0418531 9,52877021
Isola Rossa 6,36269 29 1406 41,0140768 8,86313879
Scoglio occidentale dell’Isola Rossa 0,391177 0 210 41,0154619 8,85966597
Isolotto meridionale di Punta Scaviccio 2,06929 8 650 2 41,2216988 9,44893896 Autorité du parc national de La Maddalena
Isolotto di Cala Scaviccio 0,800814 2 380 2 41,2186276 9,44934314 Autorité du parc national de La Maddalena

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Arcipelago dell’Asinara

Autore : Mariano Ucchesu

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  UCCHESU, M. (2018). Foglio di cluster : Arcipelago dell’Asinara – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/arcipelago-dellasinara/

Composizione del cluster : isole 15
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster dell’Arcipelago dell’Asinara è limitato a oriente dal golfo omonimo il quale rappresenta la più ampia insenatura della costa settentrionale sarda, a sud dalla punta di Capo Falcone e a ovest e a nord dal Mare di Sardegna. L’isola maggiore è l’Asinara, con una superficie di 51,9 km2 e uno sviluppo costiero di circa 100 km, attorno alla quale sono presenti altre 13 piccole isole e scogli. Tale complesso microinsulare è parte integrante di un piccolo frammento isolato del massiccio paleozoico sardo-corso. I caratteri geomorfologici dell’isola sono del tutto analoghi a quelli della parte settentrionale della Nurra con la quale si trova in contatto tramite l’Isola Piana.

Le litologie prevalenti risultano derivanti dal disfacimento di micascisti del Paleozoico inferiore e del complesso granitico del Carbonifero. A causa della sua posizione geografica, le rocce affioranti hanno subito e subiscono tuttora una forte azione di modellamento ad opera di agenti atmosferici, da riferirsi principalmente alla deflazione eolica e all’azione abrasiva dell’acqua marina (Bocchieri, 1988).

Le coste sono essenzialmente rocciose e articolate; quelle a falesia sono presenti soprattutto nel versante occidentale e settentrionale dell’Asinara, mentre nel settore orientale della stessa, così come nelle restanti piccole isole, degradano verso il mare andando a costituire un insieme di calette sabbiose alle quali si alternano capi rocciosi. Dal punto di vista geologico, la caletta di Cala Stagno Lungo è quella che riveste maggior importanza. In essa infatti risultano ben documentati i depositi del Tirreniano; composto in prevalenza da conglomerati e arenarie quarzose e, calcari arenacei, ricchi di molluschi marini (Bocchieri, 1988). 

Per quanto riguarda i dati climatici, le precipitazioni sono in media di poco inferiori ai 500 mm annui le quali si distribuiscono in circa 60 giorni piovosi. Le stagioni più piovose sono l’autunno e l’inverno, durante le quali cadono circa il 75% (370 mm) delle precipitazioni medie annue. 

Le temperature registrate sull’isola mettono in evidenza l’azione termoregolatrice che il mare esercita negli ambienti microinsulari. L’escursione termica infatti, calcolata annualmente, si mantiene intorno a valori compresi tra 12 e 14°C, mentre le temperature medie annue si attestano sui 17ºC. Dal punto di vista bioclimatico, si confermano per tutto il cluster la presenza di un bioclima mediterraneo pluristagionale oceanico, un termotipo termomediterraneo superiore e un ombrotipo secco superiore.

Le prime notizie sulla flora dell’Asinara si devono al Moris (1837-1859) il quale in Flora Sardoa cita 41 specie. Allo stato attuale delle conoscenze, la flora risulta costituita da 678 entità specifiche e infraspecifiche; di queste 616 sono spontanee, appartenenti a 91 famiglie e 336 generi. Le famiglie numericamente più rappresentative sono le Asteraceae, le Fabaceae e le Poaceae che complessivamente, rappresentano poco meno della metà dell’intera flora spontanea dell’isola. Tra gli endemismi, la specie piú significativa è Anchusa crispa, recentemente rinvenuta nella porzione piú meridionale dell’isola.

Lo spettro biologico evidenzia un’alta componente di terofite, di particolare importanza anche il contingente camefitico il quale, lungo le garighe della costa occidentale, è rappresentato principalmente da Centaurea horrida, Erodium corsicum, Astragalus terraccianoi, Limonium spp. e Crithmum maritimum (Bocchieri, 1988).

Tra le fanerofite, le specie più rappresentative sono senz’altro il ginepro fenicio (Juniperus phoenicea var. turbinata) e il leccio (Quercus ilex). Soprattutto sull’isola maggiore dell’Asinara, tali comunità arboree dovevano occupare, in tempi passati, una superficie ben maggiore di quella attuale. Anche l’euforbia arborea (Euphorbia arborescens) e il mirto (Myrtus communis) all’Asinara assumono in alcuni casi un habitus arborescente, con esemplari di oltre 3 metri presenti per lo più nelle zone impervie e quasi inaccessibili del versante meridionale e orientale dell’isola.

Tra le idrofite, la specie più diffusa all’Asinara è Callitriche stagnalis la quale è rinvenibile in quasi tutte le pozze effimere distribuite dal livello del mare fino alle quote più elevate. Estremamente rare sono Baldellia ranunculoides e Zannichellia palustris (Bocchieri, 1988).

Per quanto riguarda la fauna, è emblematica la presenza di una particolare varietà di asino albino (Equus asinus var. albina) alla quale si attribuisce l’origine stessa del toponimo. Oltre al mustiolo (Suncus etruscus) e al topo quercino sardo (Eliomys quercinus subsp. sardus), si menzionano, tra i rettili e gli anfibi, gli endemismi Algyroides fitzingeri, Podarcis tiliguerta, Discoglossus sardus e Hyla sarda (Corti et al., 2006). 

Dal punto di vista archeologico, il mancato ritrovamento di reperti relativi al neolitico e all’età del Bronzo fanno pensare che 1’Asinara non fosse abitata dall’uomo primitivo. Non vi abitarono neppure i Greci sebbene chiamarono l’isola principale (Asinara) Enacrea. In epoca più recente, i Romani costruirono un tempio dedicato a Ercole. L’Isola dell’Asinara fu chiamata dai Romani Sinuaria a causa delle numerose insenature che secondo la leggenda si sarebbero formate dalle dita di Ercole che, volendo farle una carezza, non si rese conto di stringerla con forza. L’origine dell’attuale nome dell’isola non e semplice da ricercare per cui, in linea generale, si pensa che «Asinara» derivi dal nome romano Sinuaria o forse dagli asinelli presenti sull’isola. Questa seconda ipotesi pare sia avvalorata dal fatto che gli Arabi, fin dal 1l54, identificarono 1’Asinara come «isola madre degli asini». Qualunque sia l’origine del nome, l’isola ha subito una serie di invasioni barbariche, incursioni spagnole e da parte delle repubbliche marinare di Pisa e Genova. Un evento significativo che ha interessato l’Asinara si verificò nel 1720 quando gli Asburgo cedettero la Sardegna ai Savoia in cambio della Sicilia. Fu dopo questa data che gli Asinaresi furono costretti a un primo e forzato esodo dalla loro isola (Areddu, 2011). 

Dal 1858 al 1999 l’area dell’Isola dell’Asinara, così come le acque e le piccole isole limitrofe, vennero interdette al libero accesso e destinate a colonia penale. Attualmente, gran parte del cluster ricade all’interno del Parco Nazionale dell’Asinara (L. n. 344 del 1997).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Bibliografia


  1. Areddu A., 2011. Il Marchesato di Mores. Le origini, il duca dell’Asinara, le lotte antifeudali, l’abolizione del feudo e le vicende del marquis de Morès. Cagliari, Condaghes.

  2. Bocchieri E., 1988. L’isola Asinara (Sardegna nordoccidentale) e la sua flora. Webbia, 42: 227-268.
  3. Corti C., Lo Cascio P. & Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane (pp. 613-643). In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isolotti del Candelliere Arcipelago dell’Asinara

0,451 10 160 5 41,0513878 8,250556     Autorité du parc national de L’Asinara
Isola Sgombro,Isola Scombro 3,36171 12 700 4 41,0284714 8,25210596     Autorité du parc national de L’Asinara
Isolotto Bocca 0,897056 0 400 40,9855355 8,21378468 Autorité du parc national de L’Asinara
L’Isolotto 0,786955 2 450 40,9672502 8,22472465 Autorité du parc national de L’Asinara
Isola Piana dell’Asinara,Piana di Stintino 120,709 23 6500 40,9751019 8,21841957 Autorité du parc national de L’Asinara
Isola della Pelosa 2,04463 7 580 40,9707138 8,20697015 Autorité du parc national de L’Asinara
Scoglio di Punta Pedra Bianca 0,212238 0 40,9999088 8,21085192
Scoglio di Scombro di Dentro 0,515551 0 41,0278463 8,24614709
Scoglio occidentale di Scoglio Andrea 0,537769 0 41,0239526 8,25399432
Scoglio di Cala Galanza 0,653212 16 41,0072896 8,21295298
Scoglio di Punta Scoglietti 0,754156 15 40,9393212 8,17406474
Scoglio orientale di Scoglio Andrea 0,983593 7 41,0238423 8,25552925
Asinara,Isola dell’Asinara 5172,55 408 41,062805 8,269777
Scoglio di Businco 0,570932 20 300 40,8253118 8,18778148
Isola dei Porri,Isolotto dei Porri 4,08946 63 832 40,8805385 8,2136562

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Isole della Riviera del Corallo

Autore :  Claudia Corti

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  CORTI, C. (2018). Foglio di cluster : Isole della Riviera del Corallo – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-della-riviera-del-corallo/

Composizione del cluster : isole 3
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Le isole del Corallo comprendono due isole e un isolotto del Mar di Sardegna, tutti ricadenti nel territorio della Nurra.

Il piccolo e basso Isolotto della Maddalena (o La Maddalenetta) situato nella rada di Alghero, con superficie emersa di poco superiore ai 2000 m2, perimetro inferiore a 200 m e distante dalla linea di costa circa 1 km, deve il suo nome a una piccola e antica chiesa, della quale ormai non resta più traccia, dedicata a Santa Maria Maddalena Penitente (Sari Bozzolo, 2010). Dal punto di vista geologico, La Maddalenetta fa parte del distretto vulcanico di Capo Marargiu ed è caratterizzata da depositi piroclastici del Burdigaliano.

Sull’Isolotto è presente un piccolo faro alto 6 m, circondato da malvoni (Lavatera arborea) che fu costruito negli anni Quaranta del secolo scorso sul basamento della suddetta chiesa. Le specie animali sinora osservate sull’Isola sono il gabbiano reale zampegialle (Larus michahellis) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis).

Le isole Foradada e Piana di Capo Caccia rientrano nei confini del Sito di Interesse Comunitario (SIC) ITB 010042 “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta Giglio”. Geologicamente sono riconducibili alla successione sedimentaria mesozoica della Sardegna settentrionale, la prima è un’imponente scoglio carbonatico, con superficie di poco superiore ai 5,5 ettari, un’altezza di 131 m s.l.m., caratterizzata da calcare a rudiste, localizzata a W di Capo Caccia in posizione più meridionale rispetto all’Isola Piana che è invece formata da depositi carbonatici di piattaforma, calcari, calcari dolomitici, calcari oolitici e bioclastici. Foradada dista dalla Penisola di Capo Caccia all’incirca 300 m e deve il suo nome alla presenza di una grande grotta (Grotta dei Palombi), lunga oltre 100 m, che l’attraversa da parte a parte. L’isola presenta a W un’alta falesia a strapiombo sul mare mentre il versante orientale, nonostante sia molto scosceso, appare meno acclive.

Per quanto concerne la flora, Desole (1954) scrive che su Foradada «si riesce a scovare una flora più ricca di quanto non ci si aspetti al primo sguardo d’assieme», riportando il ritrovamento di oltre 71 piante, fra le quali viene riportata la presenza di alcuni endemismi tirrenici, quali il cavolo di Sardegna (Brassica insularis) e il gigaro sardo-corso (Arum pictum) o addirittura esclusivi delle coste nord-occidentali della Sardegna (Limonium laetum).

Per quanto concerne la fauna, l’unico rettile è la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta), domina incece l’ornitofauna e in particolare la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus yelkouan), l’uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus), il piccione selvatico (Columba livia), il rondone pallido (Apus pallidus) e il rondone maggiore (Tachymarptis melba), il merlo (Corvus monedula), il gabbiano reale zampegialle (Larus michahellis) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis).

L’Isola Piana dista un centinaio di metri dalla Penisola di Capo Caccia, è alta 105 m s.l.m. e ha una superficie di 13,5 ettari. Nonostante anch’essa presenti un tratto di falesia a strapiombo sul mare (a WSW), nell’insieme è molto più acclive dell’Isola di Foradada. Sul versante orientale è presente un piccolo canale, evidentemente più al riparo dai venti dominanti, che appare particolarmente ricco di vegetazione arbustiva. Sulla flora dell’Isola Piana Desole (1954) scrive: «causa della sua maggiore capienza e della sua struttura morfologica, si ha una flora abbastanza più varia ed abbondante” in rapporto alle altre isole [I. Foradada e I. dei Porri], con particolari fitocenosi e qualche rarità di grande rilievo», riportando per l’isola la presenza di 85 specie; di queste se ne ricordano alcune quali l’olivastro (Olea europaea), la palma nana (Chamaerops humilis), i ginepri (Juniperus macrocarpa e J. turbinata), le euforbie (Euphorbia characias e E. dendroides), la salsapariglia (Smilax aspera), che sono tipiche della macchia. Desole (1954) segnala inoltre la presenza della felce dolce (Polypodium cambricum), della violacciocca selvatica (Matthiola tricuspidata), del gigaro sardo-corso (Arum pictum), delle scille, sia marittima (Charybdis pancration) che ondulata (C. undulata), e di molte altre fra le quali numerose terofite e geofite.

Tra le diverse specie di animali segnalate per l’Isola si ricordano il Tarantolino (Euleptes europaea) la cui presenza sull’isola andrebbe tuttavia confermata, la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta), il gabbiano reale zampegialle (Larus michahellis), la rondine montana (Ptyonoprogne rupestris), il rondone maggiore (Tachymarptis melba), il rondone pallido (Apus pallidus), il piccione selvatico (Columba livia) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis).

Per quanto concerne la flora e fauna marine nell’area di Capo Caccia che comprende anche l’Isola Foradada e l’Isola Piana, sono segnalate le alghe rosse Lithophyllum lichenoides, Lithophyllum incrustans, Phymatolithon lenormandii e Neogoniolithon brassica-floridum (specie, quest’ultima, particolarmente resistente al forte urto delle onde) (Cossu et al., 1992); i fondali rocciosi sono inoltre popolati da diverse specie di poriferi, briozoi, echinodermi, diversi crostacei quali l’astice (Homarus gammarus) e l’aragosta (Palinurus spp.) e alcune specie di balanidi, molluschi fra i quali si ricorda la Patella ferruginea, nonché altri invertebrati incluso il corallo rosso (Corallum rubrum). La fauna ittica è altrettanto varia e ricca di specie: se ne ricordano alcune quali il cavalluccio marino (Hyppocampus guttulatus), il sarago maggiore (Diplodus sargus) e quello fasciato (Diplodus vulgaris), la cernia bruna (Epinephelus marginatus) e quella bianca (Epinephelus aeneus) e la triglia di scoglio (Mullus surmuletus).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Bibliografia


  1. Cobolli M., Lucarelli M. & Sbordoni V., 1996. Le farfalle diurne delle piccole isole circumsarde. Biogeographia, 18: 569-582.

  2. Cossu A., Gazale V. & Baroli M., 1992. La Flora marina della Sardegna: inventario delle alghe bentoniche. Giornale botanico italiano, 126: 651-707.

  3. Cossu A., Farris A. & Torre A., 2012. La biodiversità del SIC di capo caccia-Punta Giglio nel Parco di Porto Conte. Carlo Delfino Editore, Sassari, 144 pp.

  4. Desole L., 1954. Studio Floristico e Fitogeografico Delle Piccole Isole della Sardegna Nord-Occidentale. Giornale botanico italiano, 61: 2-3.

  5. Foddai D., Minelli A. & Zapparoli M., 1996. I chilopodi delle isole circumsarde nel contesto del popolamento insulare dell’area tirrenica s.l. Biogeographia, 18: 357-376.

  6. Piras V., 2007. Gruttas e pelciones. Regione autonoma della Sardegna, Grafiche Editoriali Solinas s.a.s., Nuoro e Bolotana.

  7. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti. C., Finotello P. L., Lanza B. & Tosini G., 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

  8. Sari Bozzolo, 2010. La chiesa scomparsa [sito web] http//:raffaelesari.blogspot.com/2010/09/la-chiesa-scomparsa.html

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola di Foradada Isole della Riviera del Corallo

5,41254 131 1290   40,5706297 8,1516413    
Isola Piana di Capo Caccia 13,3826 105 1785   40,6038133 8,14096201     Commune d’Alghero
Isola della Maddalena 0,910898 4 40,5722873 8,30018509

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Isole della Costa di Bosa

Autore : Claudia Corti e Mauro Fois

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  CORTI, C., FOIS, M. (2018). Foglio di cluster : Isole della Costa di Bosa – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-della-costa-di-bosa/

Composizione del cluster : isole 9
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Le isole della Costa di Bosa si trovano lungo il litorale nord-occidentale della Sardegna, all’incirca tra l’antico borgo di Sennariolo e Villanova Monteleone, località rispettivamente appartenenti alle province di Oristano e di Sassari. Il cluster è composto da 2 isolotti e 7 scogli (Scogli Meridionale, Centrale e Settentrionale di Corona Niedda; Scoglio di Colombargia; Scoglio di Torre Argentina; Isolotto di Porto Managu; Scoglio di Marargiu; Isolotto Sa Pagliosa; Scoglio di Poglina). Tra questi, lo Scoglio Centrale di Corona Niedda è quello con superficie maggiore (6.240,8 m2) mentre lo Scoglio di Marargiu è quello più piccolo (1.042 m2). La distanza dalla costa di questi isolotti varia indicativamente da 15 a 550 m. Per quanto concerne la loro geologia, otto fanno parte del distretto vulcanico di Capo Marargiu e sono caratterizzati da rocce vulcaniche oligo-mioceniche; in particolare gli scogli di Corona Niedda, formati da roccia basaltica, presentano affioramenti trachitici mentre lo Scoglio di Marargiu e gli isolotti di Porto Managu e Sa Pagliosa possono presentare affioramenti di rocce andesitiche. Solo lo Scoglio di Poglina, quello più a nord, fa parte della formazione di Monte Nurra ed è caratterizzato da dolomie e calcari (Piras, 2007). Gli isolotti che si trovano lungo la costa a nord di Bosa fino a Sa Pagliosa (compreso) rientrano nei confini del SIC “Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone” ITB020041 e della Zona di Protezione Speciale “Costa e Entroterra di Bosa, Suni e Montresta” ITB023037.

La vegetazione degli isolotti e scogli in questione non presenta aspetti floristici di particolare rilevanza. Si può tuttavia osservare che negli isolotti maggiori la vegetazione si presenta, nello stadio più evoluto, sotto forma di macchie termoxerofile mediterranee composte da arbusti sempreverdi quali Pistacia lentiscus, Phillyrea angustifolia e Olea europaea. Negli stessi isolotti sono presenti endemismi condivisi con le coste più prossime, quali Limonium acutifolium, Prospero corsicum e Stachys glutinosa. Nei più piccoli scogli sono invece presenti formazioni casmofitiche aeroaline, composte principalmente da comunità terofitiche e camefitiche.

I primi isolotti che si incontrano, procedendo da sud verso nord, sono i tre Scogli di Corona Niedda (Meridionale, Centrale e Settentrionale) che distano dalla costa all’incirca 550, 400 e 150 metri rispettivamente; di questi, lo Scoglio Settentrionale di Corona Niedda è il più alto (22 m s.l.m.). 

Per quanto concerne la fauna, le sole informazioni disponibili per queste isole riguardano prevalentemente l’avifauna. Fra gli uccelli è stata rilevata la presenza del rondone pallido (Apus pallidus), del piccione selvatico (Columba livia), della taccola (Corvus monedula), del falco pellegrino (Falco peregrinus), del gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), del gabbiano reale zampegialle (Larus michahellis), del marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), dello storno nero (Sturnus unicolor) nonché della berta maggiore (Calonectris diomedea). Sono state osservate inoltre tracce di ratto la cui presenza sembrerebbe tuttavia essere occasionale. Procedendo verso nord, seguono: lo Scoglio di Colombargia, lo Scoglio di Torre Argentina, per i quali non esistono dati relativi alla fauna terrestre e, l’Isolotto di Porto Managu (distante indicativamente solo 15 m dalla costa) dove è stata riscontrata la presenza del gabbiano reale zampegialle. Anche per lo Scoglio di Marargiu non esistono dati relativi alla fauna. Per lo Scoglio Sa Pagliosa è stata invece osservata la presenza del gabbiano reale zampegialle e del marangone dal ciuffo.

Per quanto riguarda l’ambiente marino informazioni dettagliate relative agli isolotti in questione sono pressoché inesistenti. Si può tuttavia ricordare che la porzione di litorale relativa all’area di Capo Marargiu ospita diverse specie di alghe rosse, piante acquatiche quali Cymodocea nodosa e Posidonia oceanica, nonché una fauna ittica molto varia che comprende saraghi, ghiozzi, donzelle, bavose e molte altre specie, molti invertebrati marini quali spugne, tunicati, briozoi, echinodermi, crostacei, per la zona viene anche riportata la presenza di antozoi quali il Corallium rubrum e il Parazoanthus axinellae.

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Bibliografia


  1. Piras V., 2007. Gruttas e pelciones. Regione autonoma della Sardegna, Grafiche Editoriali Solinas s.a.s., Nuoro e Bolotana.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Scoglio di Poglina Isole della Costa di Bosa
0,445225 0   40,4997443 8,33678662      
Scoglio centrale di Corona Niedda 1,70941 21 470   40,2100117 8,45545786      
Isolotto Sa Pagliosa 1,05939 19 370 40,360349 8,37739843
Scoglio di Marargiu 0,125101 0 40,3376723 8,38180325
Isolotto di Porto Managu 1,59225 30 40,3354462 8,42161163
Scoglio di Torre Argentina 0,542502 11 40,3205699 8,44192272
Scoglio di Colombargia 0,621638 5 40,232617 8,46299213
Scoglio settentrionale di Corona Niedda 0,778223 22 40,2127718 8,45873479
Scoglio meridionale di Corona Niedda 0,723 40,2039676 8,45793919

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Isole del Sinis

Autore : Giuseppe Fenu

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  FENU, G. (2018). Foglio di cluster : Isole del Sinis – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-del-sinis/

Composizione del cluster : isole 6
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster delle Isole del Sinis è localizzato nella costa centro occidentale della Sardegna, nel territorio costiero antistante la Penisola del Sinis, in Provincia di Oristano. Il cluster è composto da un’isola di discrete dimensioni, l’Isola di Mal di Ventre con una superficie di circa 90 ettari, localizzata a una distanza di circa 5 miglia nautiche dalla costa, e da cinque isolotti e scogli di piccole dimensioni, localizzati a ridosso dalla costa dell’isola madre, principalmente nel settore settentrionale della penisola del Sinis, nello specchio di mare compreso tra Capo Mannu e Santa Caterina di Pittinuri. Merita una citazione lo scoglio del Catalano, un dicco vulcanico di origine basaltica posizionato a circa 12 miglia ad ovest di Capo San Marco, totalmente privo di vegetazione.

La gran parte delle isole del cluster ricadono all’interno di Siti d’Importanza Comunitaria (SIC), in particolare il SIC “Isola di Mal di Ventre” (ITB030039) e la coincidente ZPS (ITB033041) che comprendono l’omonima isola e il mare antistante fino a circa 500 metri dalla linea di costa, mentre l’Isola di Sa Mesa Longa ricade all’interno del SIC “Putzu Idu – Salina Manna e Pauli Marigosa” (ITB030038). Recentemente è stato istituito un nuovo SIC marino (ITB030080) che ingloba il SIC di Mal di Ventre e quello che includeva lo Scoglio del Catalano; il perimetro del nuovo SIC marino coincide con quello dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre e interessa anche l’Isola di Caogheddas. Gli isolotti più settentrionali del cluster, l’Isola di Sa Tonnara e i due scogli di S’Archittu, non godono di alcuna tutela e non ricadono all’interno del perimetro di aree protette.

Dal punto di vista geologico l’Isola di Mal di Ventre è pressoché totalmente costituita da litologie riferibili al batolite ercinico, principalmente da granitoidi, rappresentati da granodioriti a grossi feldspati, da manifestazioni filoniane e micrograniti associati risalenti al tardo Carbonifero (Carmignani et al., 1982). Sono presenti anche limitati depositi quaternari, rappresentati da depositi detritici fossiliferi del Pleistocene, chiamati calcareniti fossilifere (Deriu and Zerbi, 1964), depositi sabbioso-ghiaioso di spiaggia lungo la costa orientale, e depositi di blocchi e ciottoli di granodiorite lungo la costa occidentale. Tutte le isolette e gli scogli minori sono invece di natura carbonatica e riprendono le principali litologie riscontrabili nella prospiciente costa dell’isola madre; in particolare sono diffuse le formazioni eoliche del Quaternario (Wurmiane), composte da arenaria ben cementata con intercalati numerosi livelli di paleosuoli argillosi, riferibili alla Formazione di Capo Mannu (Cherchi et al., 1978).

La vegetazione nelle isole del Sinis presenta analogie con quella presente nel settore costiero. Le formazioni più evolute sono presenti sull’Isola di Mal di Ventre dove, in esigui lembi relitti nella parte occidentale dell’isola, si possono osservare formazioni boschive o di macchia alta dominate da fanerofite prostrate quali Juniperus phoenicea var. turbinata, Pistacia lentiscus, Chamaerops humilis e Phillyrea angustifolia var. rodriguezii. Sulle isolette minori sono invece più diffuse le formazioni di macchia a Pistacia lentiscus e Chamaerops humilis, fortemente modellate dal vento, e le praterie emicriptofitiche. Esclusivamente sull’Isola di Mal di Ventre è possibile osservare anche alcuni lembi di vegetazione psammofila e, nelle aree a ridosso delle pozze temporanee, aspetti di vegetazione costituiti prevalentemente da specie rizofitiche e giunchiformi.

Studi approfonditi sulla flora sono disponibili solo per l’Isola di Mal di Ventre, mentre non si hanno informazioni sulle altre isolette e sugli scogli del cluster. La flora di Mal di Ventre risulta costituita da 216 taxa riferibili a 145 generi e 50 famiglie (Fenu & Bacchetta, 2008). Molto povera la componente endemica, concentrata esclusivamente sull’Isola di Mal di Ventre; tra le cinque specie endemiche presenti merita citare Nananthea perpusilla, che sull’isola presenta estesi popolamenti a ridosso delle pozze temporanee di acqua salmastra (Fenu & Bacchetta, 2008).

Gli ambienti costieri delle isole e degli isolotti hanno un elevato interesse naturalistico per la fauna; sono infatti siti importanti per la nidificazione di diversi uccelli marini di elevato interesse conservazionistico e di interesse prioritario ai sensi delle Direttive Europee, come il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii). È da segnalare la cattura avvenuta recentemente di alcune specie rare o accidentali per la Sardegna, come l’usignolo maggiore (Luscinia luscinia, unica segnalazione per la Sardegna), la bigia grossa (Sylvia hortensise) e la bigiarella (Sylvia curruca), tutte specie estremamente rare in Sardegna.

Tra i rettili, si riporta la presenza delle seguenti specie inserite negli allegati della Direttiva Habitat (92/43/CEE): la testuggine moresca (Testudo graeca), la lucertola campestre (Podarcis siculus), il gongilo (Chalcides ocellatus) e del biacco (Hierophis viridiflavus) (Poggesi et al., 1996). Merita segnalare che la popolazione di testuggine moresca (Testudo graeca) è di notevole consistenza.

Per quanto riguarda la fauna marina, tra gli invertebrati, si sottolinea la presenza di una ridotta popolazione di Patella ferruginea (Coppa et al., 2012), di una consistente popolazione di nacchera (Pinna nobilis; Coppa et al., 2010), e di riccio diadema (Centrostephanus longispinus), tutte specie tutelate dalla Direttiva Habitat. Sono frequenti gli avvistamenti, soprattutto nei pressi dello scoglio del Catalano, di tursiopi (Tursiops truncatus) e di altre specie di cetacei quali le balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e i capodogli (Physeter macrocephalus). Sono avvistati con elevata frequenza anche individui di Caretta caretta, specie tutelata dalla Direttiva Habitat, e più raramente di tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Lo scoglio del Catalano 

 

Lo scoglio del Catalano è un dicco vulcanico di origine basaltica, dista circa 5,6 miglia nautiche dalla costa del Promontorio di Seu (12 miglia ad ovest di Capo San Marco) e si trova a circa 6 miglia nautiche a sud-ovest dell’Isola di Mal di Ventre. Lo scoglio ha una forma circolare, con una superficie emersa di meno di un ettaro, un diametro nel punto massimo di circa 700 m e un’altezza massima di 12 m s.l.m.

Nonostante si collochi nella medesima dorsale dell’Isola di Mal di Ventre, costituita prevalentemente da graniti appartenenti al batolite sardo-corso, lo scoglio del Catalano è formato interamente da lava basaltica di colore nero. Si tratta del relitto di una struttura vulcanica formatasi durante il ciclo Plio-Pleistocenico, responsabile anche della formazione dei grandi edifici vulcanici del Montiferru e del Monte Arci e degli espandimenti basaltici sulla terraferma. Lo scoglio è infatti quanto rimane di un vecchio condotto di emissione, dove la lava si è raffreddata in posto, dando origine alla fisionomia attuale; le peculiari condizioni giaciturali hanno infatti determinato che il condotto lavico fosse maggiormente resistente all’erosione di quanto non lo siano i terreni formanti il circostante edificio vulcanico. A seguito dei fenomeni erosivi, successivi alla formazione, la lava è stata isolata e rimane oggi come testimone dell’edificio vulcanico originario, dando luogo al tipico rilievo subcilindrico, denominato neck. Da una visione aerea risultano evidenti, anche se parzialmente sommersi, i resti della cresta che costituiva la bocca del cratere. In particolare al centro dello scoglio le onde hanno approfondito una frattura, scavando un solco profondo alcuni metri, che suddivide lo scoglio in due parti quasi uguali in senso E-W.

Nella parte sud-orientale sono presenti diverse secche che in alcuni punti affiorano come scogli su basso fondale mentre, a nord e a nord-ovest, il fondale degrada rapidamente fino a profondità di oltre 40 metri. Nei fondali rocciosi antistanti tutto lo scoglio sono presenti caratteristiche forme dovute all’attività vulcanica come le pareti subverticali che si ergono dal fondo, spesso isolati filoni allungati verso nord, con canaloni, archi, grotte e tunnel. Di particolare interesse le formazioni sommerse di basalti a fratturazione colonnare, presenti anche in alcune secche tra cui quella del Carosello che si trova a nord dello scoglio, muovendosi verso l’Isola di Mal di Ventre.

I fondali attorno allo scoglio sono estremamente ricchi e ampiamente variegati, con numerosi anfratti rocciosi che si alternano con praterie di Posidonia oceanica. Negli ingressi degli anfratti è possibile osservare diverse specie di margherita di mare (Parazooanthus spp.), spugne e crostacei e, in alcuni siti specifici a poca distanza dal Catalano, anche alcionari (Octocorallia) e il corallo rosso (Corallium rubrum). Sono altresì presenti popolazioni di nacchera (Pinna nobilis) e riccio diadema (Centrostephanus longispinus), tutte specie inserite negli allegati della Direttiva Habitat.

Per quanto riguarda la parte emersa, la superficie dello scoglio è occupata da una imponente colonia di gabbiani reale che nel tempo ha portato all’accumulo di una grossa quantità di guano; nonostante questo, è comunque presente una piccola popolazione nidificante di marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii).

Lo scoglio, anche a causa della difficile accessibilità, è da sempre disabitato e non sono presenti costruzioni, fatta eccezione per i ruderi di un piccolo edificio di segnalazione automatica di supporto alla navigazione notturna, ormai non attivo.

Lo scoglio del Catalano, un tempo molto frequentato da pescatori e da appassionati subacquei a causa dei numerosi siti di immersione, attualmente è compreso all’interno nell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre” e ricade in una delle due zone di riserva integrale, delimitate da appositi segnali, all’interno del cui perimetro è assolutamente vietata qualunque attività, compreso il transito.

Lo scoglio del Catalano è stato chiamato in numerosi modi tra i quali Coscia di Donna o il Saraceno (Su Cadelanu in sardo); alcuni sostengono che il nome derivi dal fatto che lo scoglio era meta dei pescatori di Corallo provenienti da Alghero e che sostavano per lunghi periodi a ridosso dell’Isola di Mal di Ventre.

Riferimenti

AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Giuseppe Fenu

Bibliografia


  1. AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

  2. Carmignani L., Cocozza T., Ghezzo C., Pertusati P.C. & Ricci C.A., 1982. I lineamenti del Basamento Sardo. Guida alla Geologia del Paleozoico sardo. Guide Geologiche Regionali. Memorie della Società Geologica Italiana, 20: 11-23.

  3. Cherchi A., Marini A., Murru M. & Robba E., 1978. Stratigrafia e paleoecologia del Miocene Superiore della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 84: 973-1036.

  4. Coppa S., De Lucia G., Massaro G. & Magni P., 2012. Density and distribution of Patella ferruginea in a Marine Protected Area (western Sardinia, Italy): Constraint analysis for population conservation. Mediterranean Marine Science, 13: 108-117.

  5. Coppa S., Guala I., de Lucia G.A., Massaro G. & Bressan M., 2010. Density and distribution patterns of the endangered species Pinna nobilis within a Posidonia oceanica meadow in the Gulf of Oristano (Italy). Journal of the Marine Biological Association of the United Kingdom, 90: 885–894.

  6. Deriu M. & Zerbi M., 1964. Notizie sulla costituzione geopetrografica dell’Isola di Mal di Ventre, Ateneo Parmense. Acta Naturalia, 35: 113-143.

  7. Fenu G. & Bacchetta G., 2008. La flora vascolare della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Acta Botanica Malacitana, 33: 91-124.

  8. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti. C., Finotello P. L., Lanza B., Tosini G., 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

  9. Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola Caogheddas Isole del Sinis 0,255334 0 290 39,9042997 8,39646049      
Isolotto Sa Mesa Longa 1,14725 7 350 40,0461889 8,39683831      
Isola di Mal di ventre 88,549 18 6827 3 39,9904952 8,30523054
Scoglio meridionale di S’Archittu 0,202609 8 40,0923084 8,48699138
Scoglio settentrinale di S’Archittu 0,62742 1 40,0930738 8,48753441
Isola di Sa Tonnara 1,70092 10 420 40,0538159 8,40369236

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Isole dell’Iglesiente

Autore : Marco Porceddu

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  PORCEDDU, M. (2018). Foglio di cluster : Isole dell’Iglesiente – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-delliglesiente/

Composizione del cluster : isole 5
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster delle Isole dell’Iglesiente è localizzato nella Sardegna sud-occidentale, nel territorio costiero appartenente alla Provincia del Sud Sardegna. A livello biogeografico, il cluster ricade nel settore Sulcitano-Iglesiente, e più nel dettaglio nel sottosettore Iglesiente (Fenu et al., 2014). Il cluster ha una superficie stimabile di circa 6 ettari, ed è composto dall’isolotto del Pan di Zucchero, dagli scogli de Il Morto e di S’Agusteri e dalla falesia di Punta de Is Cicalas, i quali, nell’insieme, con la denominazione di Pan di Zucchero e Faraglioni di Masua sono stati dichiarati Monumento Naturale ai sensi della Legge Regionale n. 31/89.

Il cluster delle Isole dell’Iglesiente è incluso nel Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) Costa di Nebida (ITB040029) che in linea d’aria copre una distanza Nord-Sud di circa 20 km e si estende su una superficie di 8433 ha (di cui l’11% risulta essere marino).

Dal punto di vista geologico, l’area in cui ricade il cluster ha caratteristiche geologiche riconducibili all’era Paleozoica. In questa zona, il basamento Ercinico sardo è sostituito da formazioni sedimentarie e metamorfiche del Paleozoico-inferiore, identificabili come Formazione di Cabitza (argilloscisti, metarenarie e metasiltiti, e calcescisti), Formazione di Gonnesa (calcare ceroide, metacalcari e metadolomie) e Formazione di Nebida (metarenarie a cemento carbonatico, metadolomie, filladi, spesso con intercalazioni di metaconglomerati e marmi dolomitici) (Carmignani et al., 1996). Queste formazioni rappresentano uno dei nuclei geologici più antichi a livello Mediterraneo e sono interessanti per la presenza di fossili, tra i quali le trilobiti, le archeociatine e i graptoliti, e per i numerosi minerali il cui sfruttamento ha fatto sorgere numerose miniere. In particolare, il complesso calcareo denominato Formazione di Gonnesa, per la cospicua presenza di minerali, principalmente blenda e galena argentifera (mineralizzazioni di solfuri di zinco e piombo), veniva chiamato dagli antichi minatori e dalle popolazioni locali il complesso “metallifero”.

Dal punto di vista vegetazionale, l’area che comprende il cluster risulta di particolare importanza per la presenza di formazioni vegetali uniche, riconducibili a numerosi habitat di interesse comunitario, tra cui si segnalano l’habitat 1240 – Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium spp. endemici e l’habitat prioritario (All. I della Direttiva 92/43/CEE) 1120* – Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae). A livello floristico, l’area del cluster è caratterizzata dalla presenza di diverse specie di elevata importanza conservazionistica; tra queste si segnala la presenza di Linum muelleri, Brassica insularis e Rouya polygama, specie incluse nell’allegato II della Direttiva 92/43/CEE, e di entità vegetali esclusive del sottosettore Iglesiente come Bellium crassifolium var. canescens, Cephalaria bigazzii, Genista insularis ssp. fodinae, Genista valsecchiae, Genista ovina, Lavatera triloba subsp. pallescens, Limonium merxmuelleri subsp. merxmuelleri, Ophrys normanii, Ophrys scolopax ssp. sardoa, Orchis sardoa e Sesleria insularis subsp. morisiana.

Per quanto riguarda l’aspetto faunistico dell’area, si possono segnalare la presenza di molteplici specie di interesse conservazionistico, di cui diverse elencate negli allegati della Direttiva Uccelli 2009/147/CE e Direttiva Habitat 92/43/CEE. Di particolare rilievo risulta la presenza di numerose specie di uccelli, tra cui il falco pescatore (Circus aeruginosus), il falco della regina (Falco eleonorae), il falco pellegrino (Falco peregrinus), il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis ssp. desmarestii) e la sterna comune (Sterna hirundo). Per quanto riguarda l’erpetofauna delle isole di questo cluster, si evidenzia la presenza del tarantolino (Euleptes europaea), endemismo tirrenico, della lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta), endemismo sardo-corso e del gongilo (Chalcides ocellatus) (Corti et al., 2006).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Storia della Miniera di Masua

 

Masua, una frazione facente parte del comune di Iglesias, è particolarmente conosciuta per il suo epico passato legato all’attività estrattiva e mineraria e per le sue splendide spiagge. Il sito minerario di Masua è situato nella zona nordoccidentale del Bacino minerario del Sulcis-Iglesiente, e più precisamente si trova nella fascia costiera fra il Golfo del Leone e la cala di Buggerru. L’inizio dell’attività estrattiva risale alla seconda metà dell’800, e la prima concessione è datata 1863. Alle soglie della prima guerra modiale, la miniera fu sotto il controllo della Società Anonima Miniere di Lanusei. Negli anni venti la miniera rischiò la chiusura, ma questo fu evitato grazie alla società belga Vieille Montagne, la quale, nel 1925, assorbì Masua in un unico centro minerario e che si servì di un’ardita opera ingegneristica, ideata dall’Ing. Vecelli, creata con l’intento di abbattere i costi di trasporto e di imbarco del minerale. Tale sistema permetteva di imbarcare sui piroscafi, utilizzando nastri trasportatori, il minerale immagazzinato nel sottosuolo all’interno dei silos di Porto Flavia.

Nei tempi a seguire, diverse società si alternarono per lo sfruttamento del giacimento che era composto prevalentemente da una miscela di solfuri e ossidati di piombo e zinco. Nonostante gli ammodernamenti, a seguito della crisi degli anni 30, la miniera di Masua passò alla Società Piombo Zincifera Sarda. Nella seconda metà del 900 vennero realizzati impianti minero-metallurgici per il recupero del metallo e di arricchimento, e un impianto di flottazione in grado di flottare 300 tonnellate di materiale al giorno.

L’attività mineraria, per ragioni principalmete economiche, scemò progressivamente a partire dalla metà degli anni ottanta per cessare definitivamente nell’anno 1991 con la chiusura dei cantieri, mentre gli impianti restarono attivi fino al 1997 (sito web Regione Autonoma della Sardegna).

Attualmente, il patrimonio minerario di Masua risulta gestito dall’IGEA.

Riferimenti

Regione Autonoma della Sardegna, 2017. Masua. http://www.regione.sardegna.it/ (accesso al sito: 13 Gennaio, 2017).

Marco Porceddu

Bibliografia


  1. Carmignani L., Barca S. & Conti P., 1996. Carta geologica della Sardegna. Comitato per il coordinamento della cartografia geologica e geotematica della Sardegna.

  2. Corti C., Lo Cascio P., Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane. In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.

  3. Fenu G., Fois M., Cañadas E. M. & Bacchetta G., 2014. Using endemic-plant distribution, geology and geomorphology in biogeography: the case of Sardinia (Mediterranean Basin), Systematics and Biodiversity, 12: 181-193.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Scoglio il Morto Isole dell’Iglesiente

0,342046 33     39,3050458 8,43216131      
Scoglio meridionale l’Agusteri 0,438391 35     39,3122175 8,42691258      
Scoglio l’Agusteri 0,19305 36 39,3162326 8,42436758
Isola di Pan di Zucchero 4,99746 133 39,3338934 8,40000129
Isolotto di Buggerru 0,008 5 39,4077776 8,40348239

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino : Sardegna

Arcipelago Sulcitano

Autore : Selena Puddu

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  PUDDU, S. (2018). Foglio di cluster : Arcipelago Sulcitano – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/arcipelago-sulcitano/

Composizione del cluster : isole 18
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


L’Arcipelago Sulcitano è prospiciente le coste sud-occidentali della Sardegna ed è composto da due isole principali S. Antioco e S. Pietro e da 15 piccole isole e scogli. Tra queste spicca quella del Toro, l’isola parasarda più distante dalla Sardegna. Ad eccezione delle isole maggiori e dell’Isola Piana, tutte le altre isole sono disabitate.

A livello bioclimatico, l’area risulta caratterizzata dal bioclima Mediterraneo xerico oceanico (Mexo) e Mediterraneo pluvistagionale oceanico (MPO), con dominanza di termotipi termomediterranei ed ombrotipi variabili dal semiarido superiore al secco inferiore (Bacchetta, 2006).

Dal punto di vista geologico, nell’area suddetta, le vulcaniti riferibili al ciclo vulcanico Oligo-Miocenico sono le più diffuse. Questo ciclo a carattere calcoalino è costituito da prodotti con chimismo da andesitico a riolitico sia in forma lavica (duomi e colate) che piroclastica (tufi e ignimbriti). Si possono distinguere vulcaniti costituite da prodotti prevalentemente ignimbritici a chimismo dacitico-riodacitico, variamente saldati e alternati a prodotti andesitici nell’area di S. Antioco e vulcaniti a chimismo variabile rappresentate dai depositi ignimbritici prevalentemente saldati del Sulcis sud-occidentale (Sanna et al., 2005). Inoltre, affioranti in un ristretto settore meridionale dell’Isola di S. Antioco, si rinvengono le rocce più antiche costituite da calcari e dolomie risalenti al mesozoico medio.

L’Arcipelago del Sulcis include numerosi Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e Zone a Protezione Speciale (ZPS). L’Isola di S. Pietro è totalmente qualificata come area SIC “Isola di San Pietro” (ITB040027), caratterizzata da numerosi elementi di elevato interesse conservazionistico, tra i quali spiccano Astragalus maritimus, endemismo esclusivo dell’isola e Borago morisiana che ha qui il suo locus classicus. Oltre queste si ricordano Bellium crassifolium, Genista valsecchiae e Nananthea perpusilla. Lo studio fitosociologico ha permesso l’identificazione di 23 tipi vegetazionali, riferibili alle classi Crithmo-Staticea, Ammophiletea, Isoeto-Nanojuncetea, Phragmitetea, Salicornietea, Quercetea ilicis. Il SIC include anche le isole: Piana del Sulcis, dei Ratti, di Stea, di Cala Vinagra, del Corno e del Genio. Inoltre, è presente un’area ZPS “Costa e entroterra tra Punta Cannoni e Punta delle Oche-Isola di San Pietro” (ITB043035) caratterizzata da peculiarità faunistiche di grande pregio zoogeografico, tra cui viene segnalata una delle più importanti colonie di falco della regina (Falco eleonarae) del Mediterraneo che, insieme a quella di Capo di Monte Santo, è sicuramente la più grande d’Italia (MATTM, 2015). La ZPS include anche le isole di Stea e Cala Vinagra.

L’Isola di S. Antioco include una ZPS denominata “Isola di Sant’Antioco, Capo Sperone” (ITB043032) e cinque aree SIC. I siti di “Is Pruinis” (ITB042225) e “Serra Is tres Portus” (ITB042220) sono localizzati nell’ambito territoriale del comune di S. Antioco, il sito denominato “Punta Giunchera” (ITB042210) interessa sia il comune di S. Antioco che quello di Calasetta mentre, i rimanenti, “A Nord di Sa Salina (Calasetta)” (ITB042209) e “Tra Poggio la Salina e Punta Maggiore” (ITB042208) ricadono nel territorio comunale di Calasetta.

Dal punto di vista floristico, importante è la presenza di taxa endemici quali Limonium sulcitanum, Limonium tigulianum, Astragalus maritimus, Genista valsecchiae e Linaria flava subsp. sardoa.

Per quanto riguarda le piccole isole, quelle della Vacca e del Toro sono le più interessanti dal punto di vista conservazionistico, essendo anche completamente qualificate come aree SIC e ZPS “Isola della Vacca” (ITB040081) e “Isola del Toro” (ITB040026). Il SIC e la ZPS dell’Isola della Vacca includono anche lo scoglio del Vitello. Entrambe le isole sono caratterizzate per essere locus classicus di due taxa endemici: Hyoseris taurina e Silene martinolii. Inoltre, sono zone che presentano un rilevante valore faunistico per la presenza di alcune specie inserite nella Direttiva Uccelli (2009/147/CE) come il falco della regina (MATM 2015). Di particolare rilievo è anche la fauna erpetologica che annovera numerose specie fra le quali molte sono incluse nella Direttiva Habitat 92/43/CEE; se ne riportano alcune come il discoglosso sardo (Discoglossus sardus), il rospo smeraldino (Bufo balearicus), la raganella sarda (Hyla sarda), il tarantolino (Euleptes europaea), l’algirooide nano (Algyroides fitzingeri) e la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta) ambedue endemismi sardo-corsi, la lucertola campestre (Podarcis siculus), la luscegnola (Chalcides chalcides), il gongilo (Chalcides ocellatus), il biacco (Hierophis viridiflavus) e la natrice viperina (Natrix maura) (Corti et al., 2006).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


La città fenicio-punica di Sulky (Sant’Antioco)

Uno degli insediamenti fenicio-punici più importanti della Sardegna è la città di Sulky, considerata la più antica tra quelle edificate dai Fenici in Sardegna che sorgeva nella parte N-E dell’odierna S. Antioco. I resti dell’insediamento sono stati scoperti nel 1983 grazie ai lavori di ristrutturazione dell’ospizio cittadino e sono costituiti da una sovrapposizione di ambienti rettangolari e quadrangolari secondo uno schema ortogonale semplice, orientato da est a ovest.

La ceramica fenicia ma anche orientale, presente in notevole quantità nei vari livelli di vita dell’abitato, associata a vasellame greco tardo geometrico, consente di inserire Sulky nell’ambito della prima ondata di colonizzazione fenicia dell’Occidente e di datare l’abitato al 770 a.C., grazie anche al ritrovamento di recipienti di chiara fattura libanese.

L’insediamento di Sulky venne penalizzato dalla conquista cartaginese dell’isola, anche se, dal IV secolo a.C. sono numerosi i resti di età punica che ne attestano la ripresa economica e il rinnovato ruolo di capoluogo di una regione ampia e fittamente popolata. 

Nel IV sec. a.C. venne realizzata la cinta muraria fortificata, completata da alcune torri, una porta a vestibolo con due leoni monumentali e una sorta di piccola fortezza ubicata nella zona del tofet. Il tofet, situato all’estremità settentrionale dell’abitato, in località Guardia de Is Pingiadas, costituisce uno dei simboli religiosi più significativi della storia dell’antica colonia. Infatti, il primo impianto del santuario è da collegarsi al primo periodo di vita dell’insediamento, con il rinvenimento di tegami di fattura fenicia ma di derivazione nuragica, sintomo di un’integrazione pacifica tra i due popoli.

Per quanto riguarda le necropoli, quella fenicia si può localizzare verosimilmente sulla costa sotto l’area portuale, mentre quella punica è da individuare con sicurezza sotto l’attuale abitato. La necropoli punica di Sulky è attualmente una delle più importanti del Mediterraneo, con un numero di tombe molto esteso (circa 1.500).

Nella necropoli prevalgono le tombe a camera ipogea, caratteristiche del periodo punico, anche se non mancano sepolture a enkytrismos, ossia all’interno di anfore, riservate esclusivamente ai bambini, e alcuni rari esempi di tombe a fossa con copertura a lastre di tufo. Le tombe più antiche sono situate verso la chiesa e il centro del paese, come dimostra la scoperta di un ipogeo dei primi anni del V sec. a.C. nella via Belvedere.

Riferimenti

Bartoloni P., Bernardini P. & Tronchetti C., 1988. S. Antioco. Area del Cronicario, campagne di scavo 1983-86. In Rivista di Studi Fenici.

Bernardini P., 1990. S. Antioco (Cagliari), Abitato fenicio e necropoli punica. In Bollettino di Archeologia.

Selena Puddu

Bibliografia


  1. Bacchetta G., 2006. Flora vascolare del Sulcis (Sardegna Sud-Occidentale, Italia). Guineana, 12: 1-369.

  2. Corti C., Lo Cascio P., Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane. In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.
  3. MATTM, 2015. Sito internet ftp://ftp.minambiente.it/PNM/Natura2000/ (accesso 20.10.2016).
  4. Sanna A. & Atzeni C., 2005. I Manuali del recupero dei Centri Storici della Sardegna. Itaca.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Scoglio Mannu,Isola dei Meli Arcipelago Sulcitano 1,37952 11 680 39,2270317 8,35618302
Isola di San Pietro,I. S. Pietro 5100,99 211 1075 39,1405577 8,27561624
Isola Piana del Sulcis 22,042 19 2000 2 39,1914916 8,32032282
Isola dei Ratti 1,3221 6 580 2 39,1857436 8,31896478
Isola del Corno 0,498771 15 190 7 39,1473233 8,20786114
Isola della Vacca 9,28179 94 1415 6 38,936328 8,44969638
Scoglio del Vitello 0,249386 10 200 6 38,9411547 8,45035763
Isola del Toro 13,4838 112 1468 10 38,8615708 8,41048442
Isola di Sant’Antioco 10947,7 273 39,0418123 8,41016317
Isolotto di Cala Saboni 0,466605 5 39,0062411 8,38273061
Scoglio Su Scoglieddu 0,17824 0 39,1998909 8,36939768
Isolotto a Punta Trettu 3,16547 1 39,1050332 8,43793357
Scoglio Mangiabarche di Terra 0,206545 6 39,0759101 8,34897295
Scoglio Mangiabarche di Fuori 0,174676 8 39,0766994 8,34535306
Scoglio di Cala Lunga 0,112623 0 39,0178215 8,36830807
Isolotto del Genio 0,240177 1 39,0947593 8,28260029
Isola di Calavinagra 0,954153 22 39,1664678 8,24259464
Isola di Stea 0,533555 16 39,1751567 8,26285884

Print Friendly, PDF & Email

Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Sottobacino: Sardegna

Isole della Costa del Sud

Autore : Maria Silvia Pinna

Data di creazione : 3 aprile 2018

Per citare questa versione :  PINNA, M. (2018). Foglio di cluster : Isole della Costa del Sud – Sottobacino : Sardegna. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/explorer-atlas/clusters/isole-della-costa-del-sud/

Composizione del cluster : isole 11
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster delle Isole della Costa del Sud è localizzato nella Sardegna sud-occidentale, tra la provincia del Sud Sardegna e la città metropolitana di Cagliari. Il cluster è composto dall’Isola Rossa di Punta Niedda (a circa 700 m dalla costa e con una superficie di quasi 11 ettari), da altre 8 isole minori e 2 scogli di piccole dimensioni, la maggior parte localizzati nell’arco costiero tra il Promontorio di Capo Teulada e quello di Capo Malfatano.

All’interno del cluster sono presenti 3 Siti d’Importanza Comunitaria (SIC): “Isola Rossa e Capo Teulada” (ITB040024) che comprende l’isola omonima, il SIC “Stagno di Piscinnì” (ITB042218) all’interno del quale ricade l’Isola di Campionna e il SIC “Porto Campana” (ITB042230) che include l’Isolotto di Su Giudeu. Gli altri isolotti e scogli non godono invece di alcuna tutela e non ricadono all’interno del perimetro di aree protette.

Dal punto di vista geologico, la maggior parte delle isole del cluster sono costituite da rocce attribuibili all’era paleozoica. L’Isola Rossa è infatti formata da un unico ammasso di rocce paleozoiche di colore rosso (granodioriti monzogranitiche equigranulari), dalle quali prende il nome (Bocchieri & Iiriti, 2000). L’Isola di Tuarredda è composta da metamorfiti gneissiche di età precambrica e scisti arenacei del Cambriano medio (Bocchieri, 1983), l’Isola di Campionna è formata da scisti di colore grigio verdastro del Cambriano medio, dove si trovano inclusi rari cristalli di pirite (Bocchieri, 2001), e l’isolotto di Su Giudeu è formato da granodioriti monzogranitiche del Carbonifero. Di natura vulcanica sono invece le isole di San Macario e Coltellazzo, quest’ultima è il relitto di un camino di emissione di un edificio vulcanico di età terziaria, costituito da lave andesitiche (Bocchieri, 2001). Lo scoglio di Sant’Elia è invece l’unico di natura calcarea, essendo costituito da rocce carbonatiche della serie miocenica.

A livello floristico, tra le isole della Costa del Sud, quella con la maggior ricchezza floristica è l’Isola Rossa (206 entità comprese in 59 famiglie e 157 generi), dove si possono osservare sia formazioni di macchia abbastanza estesa, costituita da Euphorbia dendroides e Calicotome villosa, che formazioni a boscaglia dominata da Phillyrea spp., Myrtus communis, Olea europaea, Brassica insularis, Smilax aspera, Asparagus albus e rari esemplari di Rhamnus alaternus (Bocchieri & Iiriti, 2000). Altri studi approfonditi sulla flora sono presenti solo per le isole di Campionna, Coltellazzo e San Macario (Bocchieri, 1987; 1989a, b), mentre non si hanno informazioni sulle altre isolette e scogli del cluster. La componente endemica, concentrata sull’isola Rossa, Tuarredda e San Macario, è limitata a 9 taxa, tra cui Silene martinolii, presente nelle zone costiere meridionali e occidentali dell’Isola Rossa, dove vegeta rara e poco abbondante, minacciata dall’erosione e dalle colonie di gabbiani (Bacchetta, 2006; Bocchieri & Iiriti, 2000).

Gli ambienti costieri delle isole e degli isolotti hanno un elevato interesse naturalistico per la fauna, sono infatti siti importanti per la nidificazione di uccelli marini di elevato interesse conservazionistico e di interesse prioritario ai sensi delle Direttive Europee, come la berta maggiore (Calonectris diomedea) e il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii).

Per quanto concerne l’erpetofauna, evidenziamo la presenza di alcune specie inserite negli allegati della Direttiva Habitat (92/43/CEE), quali il gongilo (Chalcides ocellatus), il tarantolino (Euleptes europaea), oltre che la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta) e la lucertola campestre (Podarcis siculus), quest’ultima in particolare è segnalata a San Macario e Coltellazzo mentre in tali isole risulta assente la Podarcis tiliguerta, ciò avvalorerebbe l’ipotesi che Podarcis siculus avrebbe raggiunto le due isole in epoca recente soppiantando la Podarcis tiliguerta (Poggesi et al., 1996).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


La dama di Nora e l’esplorazione subacquea nei fondali di Coltellazzo

Le campagne di esplorazione subacquea condotte tra il 1978 e il 1984 nell’area archeologica di Nora dal gruppo di ricerca del Touring Club de France coordinato da Michel Cassien, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano, hanno portato al recupero dei carichi custoditi in alcuni relitti (presumibilmente tre), affondati in prossimità del promontorio della torre di Sant’Efisio (Ghiotto, 2014). 

Uno dei tre relitti è riferibile a un’imbarcazione di età punica, naufragata a sud-est dell’Isola del Coltellazzo. Il carico di questo relitto includeva, oltre a vari frammenti di terrecotte figurate, l’eccezionale ritrovamento di cinque teste fittili, in particolare due grandi teste femminili e altre tre teste più piccole (una infantile, una maschile e una femminile).

Tra le cinque teste fittili, la testa femminile più monumentale godette fin dalla sua scoperta di una certa notorietà, sia per le sue imponenti dimensioni, sia perché rappresentava una delle principali testimonianze di coroplastica rinvenute nella città e nell’intera isola, divenendo nota come la “Dama di Nora”. Per tale ragione la Dama di Nora è esposta in una sala del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, mentre tutte le altre terrecotte figurate sono state trasferite presso i magazzini della Soprintendenza.

Per quanto concerne l’identificazione della Dama di Nora, l’ipotesi generalmente accolta è che fosse la testa di una statua di culto rappresentante una divinità femminile non identificata, tale interpretazione è motivata soprattutto dalla solenne maestosità del manufatto, attribuibile alla corrente classicista in voga tra il II e il I secolo a.C. 

Le altre terrecotte figurate rinvenute furono una statuetta femminile, vari particolari anatomici umani (piedi, dita e un probabile utero), alcune raffigurazioni animali (musi e orecchie) e qualche frammento non riconoscibile. Tali reperti sono stati interpretati o come parti di statue composite (forse di culto) o come manufatti votivi a sé stanti; questo è il caso dell’elemento anatomico identificato come un utero il quale probabilmente rivestiva la funzione di ex voto.

L’origine delle terrecotte rinvenute non è nota, anche se l’ipotesi più accreditata è che siano state importate in Sardegna da altre parti dell’Italia, ma si ritiene che parte di esse fosse destinata al “Santuario di Esculapio”, un edificio di culto che si ergeva sulla punta meridionale della penisola di Nora.

Riferimenti

Ghiotto A.R., 2014. La “Dama di Nora” e le altre terrecotte figurate in Bonetto J. (Ed.) 2014. Nora e il mare Le ricerche di Michel Cassien (1978-1984). Padova University press, Padova.

Maria Silvia Pinna

Bibliografia


  1. Bacchetta G., 2006. Flora del Sulcis (Sardegna sud-occidentale, Italia). Guineana, 12: 1-369.

  2. Bocchieri E., 1983. La flora dell’isola di Tuarredda (Sardegna meridionale). Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari, 53: 113-127.
  3. Bocchieri E., 1987. Flora of S. Macario’s island (Sardinia, Italy). Willdenowia, 16: 395-402.
  4. Bocchieri E., 1989a. Phytogeographic evaluation of the flora of the island of Coltellazzo (Southern Sardinia). Archivio botanico e biogeografico Italiano, 64: 43-54.
  5. Bocchieri E., 1989b. The flora of the island of Campionna (Sardinia, Italy). Willdenowia, 18: 361-366.
  6. Bocchieri E. & Iiriti G., 2000. Modificazioni e strategie competitive osservate nella flora dell’isola rossa di Teulada (Sardegna sud occidentale). Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari, 70: 293-332.
  7. Bocchieri E., 2001. Endemismi e rarità tra la flora delle piccole isole della provincia di Cagliari (Sardegna) Biogeographia, 22: 1-30.
  8. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti C., Finotello P. L., Lanza B. & Tosini G., 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola di Campionna 0,631916 16 334 38,9144613 8,765562
Isola del Coltellazzo,Isolotto di Coltellazzo 0,527621 11 375 38,9848238 9,02352851
Isole Ferraglione orientale 0,989104 8 360 38,8818664 8,8269445
Isole Ferraglione occidentale 0,686904 14 300 38,8814759 8,8249404
Isola di Padiglioni 0,302637 4 190 38,8760697 8,83468763
Isola di Teulada,Isola Rossa di Punta Niedda 10,8358 43 1715 38,9145691 8,71648174
Isola Su Giudeu 1,34482 18 400 38,8819519 8,86468385
Isola di San Macario 2,02339 29 582 39,0036332 9,03223971
Isola di Tuarreda 4,45846 32 1092 38,8915874 8,81310453
Scoglio di Tuarredda 0,2982 8 230 38,8890518 8,81126492
Scoglio Sant’Elia 0,168558 0 39,1836555 9,14243626

Print Friendly, PDF & Email