Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

ISOLE

Cluster : SUD

Sottobacino : SICILIA

Isola dei Porri

Scritto da : Salvatore Pasta ; Pietro Lo Cascio

Data di creazione : 13/07/2021

Per citare questa versione :  PASTA, S., LO CASCIO, P. (2021). Foglio dell’isola : Isola dei Porri – Sottobacino : Sicilia. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/isola-dei-porri/

Comune
Arcipelago
Area (ha) /
Costa (metri)
Distanza dalla costa (miglio nautico)
Altitudine massima (metri)
Coordinate geografiche Latitudine
Longitudine
Proprietà della terra /
Organo di gestione
Stato di protezione nazionale  /
internazionale /

Descrizione


Nella cartografia ufficiale il gruppo di scogli denominato ‘Isola’ dei Porri consta attualmente di tre corpi distinti e ravvicinati. L’utilizzo del termine singolare suggerirebbe lo smantellamento di un singolo isolotto, anche se già a partire dalla metà del XVI secolo gli storici ed i navigatori parlano di tre (o addirittura cinque) scogli.

L’Isola dei Porri ricade nel territorio comunale di Ispica, nella porzione meridionale della provincia di Ragusa. Esso rappresenta la parte emersa di un frammento di terrazzamento marino posto all’isobata -10 costituito da calcareniti e calciruditi organogene friabili massive bianco-giallastre con livelli calcarenitici più duri a stratificazione poco evidente, risalenti al periodo compreso tra 124.000 e 10.000 anni fa (Pleistocene superiore-Olocene).

L’architetto militare Camillo Camilliani, nella sua “Descrittione dell’Isola di Sicilia” del 1584, propone come misura precauzionale contro la pirateria di demolire gli scogli che formano l’isola, “tanto alti dalla superficie dell’acqua, che comodamente il corpo di 4 bergantini (= brigantini, n.d.r.) disalborati vi si può occultare […] e con facilità detti scogli si potranno spianare a pelo d’acqua, perché la pietra non è molto forte”. Tali propositi non vennero realizzati, ma l’azione erosiva a opera del moto ondoso ha provveduto nel frattempo a smantellare Isola dei Porri. Attualmente l’isolotto principale, alto 5 m s.l.m., è lungo circa 150 m e largo circa 125 m, mentre i due scogli minori misurano rispettivamente 18×14 e 22×16 m.

Nella sua raccolta di novelle ‘Profili di Donne’ (1877) lo scrittore siciliano Luigi Capuana ci fornisce una chiara testimonianza dell’aggressiva irruenza del mare: “… Approdammo all’isoletta dei Porri, un largo scoglio quasi piano, sollevato di qualche metro fuori del mare che vi balla attorno spumante. Lo percorremmo in pochi minuti, poi ci sedemmo nel centro rimpetto alla spiaggia (posta nel tratto antistante l’isola maggiore, n.d.RR.). La campagna ci si spiegava sotto gli occhi colle sue linee larghe, colle sue mille tinte di verde che si armonizzavano insieme. Lontano, in fondo, entro una nuvola di vapori dorati, torreggiavano nel cielo opalino le cupole e i campanili di Spaccaforno (l’attuale Ispica, n.d.RR.) infiammati dal sole. Il mare rumoreggiava da ogni lato dell’isoletta con urli sordi, con scrosci interrotti. Di tratto in tratto vedevamo qua e là sollevarsi gli spruzzi iridati dei cavalloni irrompenti sui fianchi più bassi. Ecco un posto – ella disse – ove abiterei volentieri, ed ove vorrei morire tutt’a un colpo, ingoiata dal mare quasi prima di accorgermene …”. Nel 1901 la Capitaneria di porto di Catania rilasciò una concessione venatoria al marchese di Modica Corrado Tedeschi; questo documento rafforza l’idea che l’isolotto maggiore fosse più grande e che la vegetazione locale fosse in grado di garantire la sussistenza di selvaggina, con ogni probabilità conigli. L’estensione complessiva di questo gruppo di scogli, pari a circa 15000 m2 nel 1918, si è fortemente ridotta nell’arco dell’ultimo secolo. A seguito di ripetuti crolli (gli ultimi verificatisi intorno al 2000 e nel 2011), la superficie emersa dell’isolotto maggiore si è ridotta agli attuali 900 m2.

L’isola ospitava una lanterna automatizzata originariamente alimentata da bombole a gas propano; non è stato possibile risalire all’anno di costruzione, che comunque deve essere avvenuta tra la fine del XIX e i primi del XX secolo. L’edificio è stato ristrutturato alcuni anni fa, ma è crollato in seguito alle frane provocate da una mareggiata nell’inverno del 2011, che hanno sensibilmente ridotto l’estensione complessiva della parte emersa.

Sulla base dei dati termo-pluviometrici registrati nella vicina stazione di Ispica, la temperatura media annua dell’area è di 17.5 °C, le precipitazioni piovose annue circa 468 mm, con oltre 4 mesi di periodo caldo-arido. Sulla base di questi dati si può ritenere che l’isola dei Porri sia soggetta ad un bioclima di tipo termo mediterraneo inferiore con ombrotipo arido inferiore.

Stato delle conoscenze


I dati geomorfologici derivano sia da indagini interpretative di foto aeree e immagini da Google Earth, sia dall’analisi delle informazioni geologiche esistenti. L’Isola dei Porri e le isolette minori fanno parte di un unico corpo roccioso calcarenitico, esteso circa 0,5 km2 e corrispondente ad un alto strutturale. Il gruppo di isole si è prodotto a seguito di processi di “faraglionamento” che, nel tempo, hanno frazionato il corpo roccioso. Gli isolotti sono contrassegnati dalla presenza di piattaforme di abrasione sommitali, situate a circa 1-3 m s.l.m., prodotte da un livello del mare relativamente più alto; le coste sono rocciose, con falesie alte 1-3 m. L’esistenza di profondi solchi del battente, ripari e archi marini lungo le falesie e della più estesa piattaforma di abrasione attuale, sormontata da blocchi di crollo provenienti dallo smantellamento delle falesie, è indicativa dell’intensa attività erosiva marina che interessa questo piccolo gruppi di scogli.

Gli unici dati disponibili sulla flora vascolare della parte emersa di Isola dei Porri sono frutto di un’indagine effettuata da Giacomo Albo nel 1918. A distanza di oltre secolo, i sopralluoghi effettuati da R. Ientile (24 giugno 2002) e il 26 maggio 2021 hanno permesso di raccogliere informazioni sull’avifauna e documentano il rapido e inarrestabile deterioramento dello scoglio, il cui biota terrestre appare oggi ridotto all’osso.

Non sono disponibili dati sulla fauna invertebrata dell’isolotto. In considerazione della sua fisiografia (esposizione al moto ondoso, assenza di suolo) e del suo recente smantellamento appare tuttavia altamente improbabile che esso ospiti elementi di particolare rilievo.

Numerosi dati sulla parte sommersa dell’isola sono contenuti in una tesi di laurea inedita svolta da C. Galfo alla fine degli anni Novanta, i cui risultati salienti vengono riportati nel testo di S. Trigilia.

Nel 1989 furono condotti sull’isolotto principale degli scavi archeologici a cura della Soprintendenza di Siracusa che misero in luce alcune sepolture prive di corredo. In seguito (1991) furono segnalati altri scheletri umani privi di oggetto di corredo. Tali ritrovamenti, facilitati dai crolli ripetuti della falesia attiva, hanno destato un certo interesse. Un’analisi preliminare dei reperti ossei ha permesso di collocare i corpi ritrovati in un arco temporale compreso tra il IX ed il X secolo d.C. Tale ipotesi sembra confermare il passaggio di un testo tradotto dallo storico Amari, in cui si fa riferimento all’emiro aglabita Ziyadat Allah III che, temendo un complotto, aveva fatto uccidere numerosi congiunti e trasportare i cadaveri su un’isola disabitata, denominata per l’appunto ‘Jazirat al Karrat’ (= isola dei porri).

Interesse


Nel corso delle indagini condotte all’inizio del XX secolo su Isola dei Porri sono stati censiti 20 taxa vegetali. La recente riduzione della superficie dell’isola ha provocato un drastico cambiamento del paesaggio vegetale e il crollo del numero di specie presenti. Il nome dell’isola trae la sua origine dalla presenza storica di Allium commutatum Guss., parente selvatico del porro, specie subnitrofila talmente frequente sulle piccole isole del Mediterraneo da essere annoverata tra gli ‘islet specialists’, perfettamente adattata alle ostili caratteristiche dei contesti microinsulari. Tra le piante un tempo presenti sull’isola un particolare interesse fitogeografico rivestivano Limonium hyblaeum Brullo, endemica del tratto orientale delle coste della Sicilia meridionale e Cichorium spinosum L., entità sud-mediterranea confinata sulle coste della Sicilia sud-orientale e assente nel resto del territorio regionale e nazionale. Un formulario standard relativo al SIC ‘Isola dei Porri’, compilato nei primi anni del Duemila, riportava la presenza di Muscari gussonei (Parl.) Tod., geofita endemica dei litorali sabbiosi della Sicilia sud-orientale. L’attendibilità di tale segnalazione, inedita per l’isolotto e oggi non più verificabile, appare fortemente dubbia, sebbene l’Isola dei Porri ospitasse un tempo diverse specie tipiche delle comunità psammofile, quali Pancratium maritimum L. e Aeluropus littoralis (Gouan) Parl. Il protrarsi e l’acuirsi dei processi erosivi ha determinato la definitiva scomparsa di ambienti idonei per queste specie. Nel suo resoconto sul patrimonio vegetale dell’isolotto Albo accennava inoltre alla presenza discontinua di popolamenti di Malva arborea (L.) Webb & Berthelot e di nuclei di arbusteto alo-xeronitrofilo a Suaeda vera J.F. Gmelin ed Arthrocaulon meridionale Es. Ramírez, Rufo, Sánchez Mata et V. Fuente e riferibili all’habitat 1420. Come il capitano di un vascello fantasma, quest’ultima specie rappresenta l’unica pianta vascolare ancora ‘a bordo’ del fatiscente isolotto.

Nel 2002 nidificavano sull’isola 4 coppie di Larus michahellis (Naumann); il sopralluogo del 2021 ha permesso di verificare il mancato successo riproduttivo dell’unica coppia presente. Osservazioni effettuate dalla costa da R. Ientile (gennaio 2010) e le testimonianze di diversi pescatori e barcaioli di Pozzallo confermano che l’isolotto costituisce un dormitorio abituale per i cormorani (Phalacrocorax carbo Linnaeus) durante la stagione invernale. Sono invece assenti popolazioni stabili di altre specie ornitiche né altri Vertebrati terrestri.

Pressioni


Il divieto di sbarco per via dei vincoli archeologici e il costante pattugliamento delle coste adiacenti da parte della Capitaneria del porto di Pozzallo per monitorare eventuali sbarchi di profughi provenienti dall’Africa settentrionale sembrerebbe scongiurare di fatto qualsiasi disturbo della porzione emersa dello scoglio. Pertanto l’unico gravissimo – ancorché naturale – fattore di minaccia per gli ultimi ridottissimi popolamenti vegetali e animali terrestri superstiti è costituito dalla dinamica litorale che sta provocando un rapido smantellamento dello scoglio principale e, di conseguenza, la definitiva scomparsa del suo biota.

Gestione e Conservazione


Proprietà del Demanio dello Stato, il sito coincide con l’area della Riserva Naturale Integrale ‘Isola dei Porri’. Successivamente nel 2005 l’area venne inclusa nella zona ‘A’ (soggetta a tutela integrale) della Riserva Naturale Orientata ‘Pantani della Sicilia orientale’. Sebbene questa non sia stata ancora istituita, l’area risulta vincolata perché figura nel Piano Regionale delle Riserve approvato con D.A. del 10/06/1991. Nel 1992 il Comune di Ispica aveva proposto di affidare la gestione del sito all’Ente Fauna Siciliana, mentre nel 1993 l’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana ne diede incarico alla Provincia Regionale di Ragusa. Di fatto oggi l’area protetta continua ad esistere solo sulla carta. Facendo seguito alle istanze di alcune associazioni culturali locali e alla luce di vincoli storico-archeologici e paesaggistici, un’ordinanza della Capitaneria di Porto del Porto di Pozzallo datata 19 settembre 1995, stabilisce il divieto di attracco sull’isola da parte dei mezzi da diporto.

L’isola ricade nel perimetro del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) ITA08005 ‘Isola dei Porri’; la mancata redazione di un piano di gestione ha impedito che divenisse una Zona Speciale di Conservazione. Nel 1990 e nel 1991 la Provincia Regionale di Ragusa, forte di un’indagine ricognitiva commissionata ad hoc, ha richiesto al Ministero della Marina Mercantile, al MATTM ed alla Regione Sicilia di designare un’area marina protetta ‘Porto di Ulisse – Secche di Circe – Isole dei Porri’. Sulla base dei dati disponibili tale iniziativa sembra non aver avuto alcun seguito.

Bibliografia


  1. Albo G., 1959. La flora e la vegetazione delle isole intorno al Capo Pachino. Bollettino dell’Istituto botanico dell’Università di Catania, s. 2, 1 (1957): 87-108.

  2. Di Grande A., Grasso M., Romeo M., 1977. Stratigrafia dei terreni affioranti nei dintorni di Ragusa. Rivista italiana di paleontologia e stratigrafia, 83(1): 137-178.
  3. Galfo C., 1997, ined. Osservazioni sulla flora e vegetazione marina dell’isola dei Porri: Aspetto estivo. Tesi di laurea, Università degli Studi di Catania, A.A. 1996/1997.
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  7. Trigilia M., 2014. L’Isola dei Porri ed i Pantani Ispicesi. Ispica, 52 pp.
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