Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

ILES

Cluster : Isole dell’Iglesiente

Sottobacino : Sardegna

Isola di Pan di Zucchero

Collaboratori :

Marco Porceddu

Data di creazione : 3 Aprile 2018

Comune Iglesias
Arcipelago /
Superficie (ha) 4,99746
Linea costiera (metri)
Distanza dalla costa (miglia nautiche)
Altitudine massima (metro) 133
Coordinate geografiche Latitudine 39,3338933659
Longitudine 8,4000012909
Proprietà della terra /
Organismo di gestione /
Stato di protezione nazionale /
internazionale /

Descrizione


L’Isola del Pan di Zucchero si trova nel territorio comunale di Iglesias (Provincia del Sud Sardegna) ed è situata a poca distanza dalla costa e dalla falesia di Porto Flavia. L’Isola copre un’area di circa 5 ettari, presenta una lunghezza di circa 400 metri e una quota compresa tra i 90 e 133 m s.l.m. (Bocchieri, 1990).

Dal punto di vista morfologico, il Pan di Zucchero è in forma di croce greca e caratterizzato prevalentemente da pareti alte e a picco sul mare, visto dall’alto appare come un plateau inclinato verso est. Geologicamente i substrati sono riferibili alla Formazione di Gonnesa. La parte alta dell’Isola risulta parzialmente coperta da terre rosse che si creano per eluviazione del calcare a causa dell’acqua piovana (Bocchieri, 1990; Carmignani et al., 1982; Cesaraccio et al., 1986).

A livello floristico, sono state censite 37 specie, riconducibili a 17 famiglie e 32 generi; le famiglie più abbondanti sono le Asteraceae, Liliaceae e Poaceae, che rapprensetano circa il 50% della flora osservata (Bocchieri, 1990). Si segnala la presenza di piante endemiche e di interesse fitogeografico, tra cui Brassica insularis (specie inclusa nell’allegato II della Direttiva 92/43/CEE), Bellium bellidioides, Bellium crassifolium var. canescens, Hyoseris taurina, Silene martinolii, Seseli praecox e Limonium sulcitanum (Bocchieri, 1990).

A causa della sua conformazione e posizione, il Pan di Zucchero non si presta ad ospitare un rilevante contingente faunistico. Tuttavia, occasionalmente possono essere rinvenute alcune specie di uccelli inserite nell’allegato I della Direttiva 147/2009/CEE, tra cui il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii), la berta maggiore (Calonectris diomedea), il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), il passero solitario (Monticola solitarius) (RAS, 2014). Inoltre, dalla costa è possibile osservare la presenza, spesso massiccia, del gabbiano reale (Larus michahellis). Per i rettili sono state ad oggi rilevate due specie, la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta), specie endemica, e il gongilo (Chalcides ocellatus), ambedue sono incluse in Direttiva  Habitat 92/43/CEE (Corti et al., 2006).

Conoscenza


Interessi


Nella parte più alta dell’isola è presente un vecchio fanale di avvistamento per segnalazione ai naviganti, da diversi anni alimentato a pannelli solari, è raggiungibile mediante una scalinata di pietra scolpita nella roccia. Inoltre, in questa parte dell’isola si può osservare un punto trigonometrico che fa parte della rete di triangoli primari utilizzati da Alberto Ferrero della Marmora nella sua straordinaria Carta dell’Isola e Regno di Sardegna, risalente al 1845 (Bocchieri, 2001)

Pan di Zucchero è un’isola completamente disabitata dall’uomo e, oltre ad avere un notevole valore naturalistico, possiede un’importantissima rilevanza testimoniale del passato minerario del Sulcis-Iglesiente. Infatti, sulla base dei reperti rinvenuti sull’Isola è possibile individuare un percorso che i minatori avevano tracciato durante le attività di ricerca e coltivazione mineraria e che utilizzavano per salire sulla sommità del Pan di Zucchero. Nell’Isola si segnalano la presenza di tre grotte, dichiarate come Bene Paesaggistico Ambientale ex art.143 D.Lgs. n.42/2004 e ai sensi Artt.8, 17 e 18 delle NTA del P.P.R.: grotte e caverne (RAS, 2014).

Pressioni


Sull’isola non sono presenti pressioni e minacce di natura antropica.

L’isola in generale appare non essere soggetta a particolari pressioni e si trova in uno stato di conservazione buono. Tuttavia, le pratiche di arrampicata sportiva, nell’esercizio di apertura di nuove vie di esplorazione (spesso con azioni di demolizione della vegetazione), possono creare una minaccia per alcune specie di elevata importanza conservazionistica; tali pratiche dovrebbero quindi essere regolamentate.

Gestione / conservazione


L’Isola del Toro è inserita nel Sito di Importanza Comunitaria “Isola del Toro” (ITB040026). Gli habitat (sensu Dir. 92/43/CEE) presenti nel territorio sono: 1120* Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae), habitat prioritario con una copertura del 50%; 1240 – Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium spp. endemici, con copertura del 45%. Di particolare interesse è la presenza del rettile Podarcis tiliguerta subsp. toro, taxon endemico esclusivo per l’isola descritto dall’erpetologo tedesco Mertens nel 1932 (Mertens, 1932; Bruschi et al., 2010). Inoltre, essendo anche Zona di Protezione Speciale (ITB040026 “Isola del Toro”), è un’area con rilevante interesse avifaunistico per la presenza di specie inserite nella Direttiva Uccelli (2009/147/CE) tra cui il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), il falco pellegrino (Falco peregrinus) e il falco della Regina (Falco eleonorae; MATTM, 2015).

Pan di Zucchero è incluso nel Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) “Costa di Nebida” (ITB040029). Ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE, le formazioni vegetali presenti sull’isola sono riconducibili principalmente all’habitat di interesse comunitario 1240 – Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium spp. endemici.

Il Pan di Zucchero (insieme ai Faraglioni di Masua), per il suo particolare pregio naturalistico e scientifico, viene dichiarato dalla Regione Autonoma della Sardegna, ai sensi della Legge Regionale 31/89, un Monumento Naturale che deve essere conservato nella sua integrità. La stessa L.R. istituisce la Riserva Naturale di Nebida, che include l’Isola di Pan di Zucchero.

I Monumenti Naturali della Sardegna


Un Monumento Naturale rappresenta un elemento del paesaggio naturale con peculiarità di tipo vegetale, geologico, geomorfologico, paleontologico e idrico.

In Sardegna, i Monumenti Naturali previsti dalla L.R. n. 31/89, definiti come singoli elementi o piccole superfici di particolare valore scientifico, che debbono essere conservati nella loro integrità, sono ventiquattro e vengono di seguito elencati:

  1. Pan di Zucchero e Faraglioni di Masua: lo scoglio di Pan di Zucchero appare come l’avamposto settentrionale di un corteggio allineato di scogli minori, tra cui S’Agusteri e Il Morto , i quali fanno parte integrante del monumento.
  2. Perda ‘e Liana di Seui-Tonneri: il tacco dell’Ogliastra rappresenta il più imponente testimone dell’erosione calcareo-dolomitico della copertura carbonatica del Giurese.
  3. Orso di Palau: il promontorio di Capo d’Orso, classificabile come tor, prende il nome da una forma di erosione che ricorda la sagoma di un orso.
  4. Perda Longa di Baunei: si tratta di un lembo isolato e dislocato che si protende sul mare come un avamposto roccioso e che testimonia il processo di arretramento della costa orientale sarda nel suo tratto centrale.
  5. Su Texile: è un tacco calcareo del Giurese a forma di fungo sbrecciato, che sorge come un blocco dalle pareti verticali ed in parte strapiombanti, su un rilievo coniforme modellato nel complesso scistoso del Paleozoico.
  6. Arco dell’Angelo: tratto della valle del Rio Cannas – Picocca dove è possibile osservare il modello geostrutturale del granito, con evidenza di fratture di trazione, di taglio e di sovrascorrimento, che scompongono la roccia massiva in blocchi prismatici irregolari.
  7. Le Colonne: le Colonne di Carloforte sono una coppia di faraglioni di ignimbrite riolitica con giacitura suborizzontale e fessurazione colonnare.
  8. 8. Canal Grande di Nebida: nella caletta Porto di Canal Grande si apre una grotta naturale, scavata nei calcescisti arenacei intercalati nelle metarenarie del Cambriano e parzialmente sommersa dal mare.
  9. Punta Goloritzè di Baunei: si tratta di una costa rocciosa costituita da una successione di falesie e di cale che scendono a mare dalle strette gole che scompongono il complesso calcareo mesozoico in grandi blocchi modellati dall’erosione.
  10. S’Archittu di Santa Caterina (Cuglieri): l’arco in roccia sul mare rappresenta il resto di un’antica grotta modellata dall’azione erosiva marina e dagli agenti atmosferici nei calcari detritici fossiliferi (Echinidi e Bivalvia) della sequenza sedimentaria del Miocene medio inferiore.
  11. Su Sterru di Baunei: il Golgo di Baunei è una voragine considerata una delle più profonde della Sardegna, ma tra quelle a singola campata è ritenuta la più profonda d’Europa (circa 270 metri).
  12. Su Suercone (Orgosolo): è una delle poche doline impostate nei calcari giuresi, annoverata fra quelle imbutiformi e che presenta un rapporto diametro/profondità di 40/20.
  13. Crateri Vulcanici del Meilogu (Borutta, Giave, Ploaghe, Siligo, Thiesi): le forme vulcaniche basaltiche presenti nel Meilogu sono varie e la L.R. 31/89 ne seleziona cinque: Colle S. Bainzu, Monte Pélao, Monte Pubulena, Monte Ruju e Monte Annaru.
  14. Monte Pulchiana di Aggius: si tratta di un inselberg, e rappresenta il monolite granitico più grande della Sardegna.
  15. Colata Basaltica su graniti di Gollei: il Gollei è un piccolo tavolato basaltico con inversione di rilievo.
  16. Valle Scistosa del Rio Pardu: rappresenta una faglia di interesse regionale, che ha dislocato il basamento paleozoico sollevando il lembo ricoperto dalla potente serie carbonatica mesozoica dei tacchi.
  17. Tronchi fossili di Zuri-Soddì (Ghilarza): la foresta pietrificata di Zuri-Soddì, risalente all’era Terziaria, rappresenta i resti di una vegetazione di savana; è ritenuta tra le più importanti dell’area Mediterranea.
  18. Basalti colonnari di Guspini: il Monte Cépera è un piccolo cono basaltico originatosi dalle manifestazioni vulcaniche plio-quaternarie. Il fronte di cava mostra un affioramento di prismi basaltici verticali alti una ventina di metri.
  19. Domo andesitico di Acquafredda (Siliqua): il domo lavico dell’Acquafredda è la più eminente fra le strutture vulcaniche allineate al margine meridionale della Piana del Cixerri.
  20. Olivastri di Santa Maria Navarrese (Baunei): il più imponente degli esemplari vetusti di Olea europaea var. sylvestris, che si ergono intorno alla Chiesa di Santa Maria Navarrese, è stato scelto per rappresentare il gruppo di alberi antichi di quella località. Tali esemplari sono considerati tra i più antichi d’Europa.
  21. Tassi di Sos Niberos (Bono): la foresta di Sos Niberos è composta da oltre 1000 tassi di cui diversi plurisecolari. Monte Rasu è la più grande stazione sarda di Taxus baccata.
  22. Grotte litoranee di Baunei-Dorgali: il monumento rappresenta le grotte costiere carbonatiche mesozoiche identificate col nome di Grotta del Bue Marino, Grotta de Su Gannu, Grotta dei Colombi e Grotta de Isparàusu.
  23. Vette dei Sette Fratelli: il monumento è rappresentato dall’insieme degli spuntoni granitici, visibili da Cagliari e che caratterizzano la montagna omonima.
  24. Scala di San Giorgio di Osini: identifica il passo montano che attraversa l’orlo del Tacco di Osini in corrispondenza di un valico inciso da una combinazione di diaclasi in grandi bancate dolomitiche orizzontali nelle quali, le pareti verticali intagliate nel calcare, formano lunghe fessure che raggiungono i cento metri di altezza.

Riferimenti

Barrocu G., Fadda M.A., Gentileschi M.L., Picozza E. & Vannelli S., 1996. I monumenti naturali della Sardegna. Carlo Delfino Editore. Sassari.

Marco Porceddu

Riferimenti


  1. Bocchieri E., 1990. Some herborizations on the islet of Pan di Zucchero (Sardinia W-SW). Plant Biosystem, 124: 615-621.

  2. Carmignani L., Cocozza T., Gandin A. & Pertusati P.C., 1982. Guida alla geologia del Paleozoico Sardo. Società Geologica Italiana, 215 pp. Bologna.

  3. Cesaraccio M., Puxeddu C. & Ulzega A., 1986. Geomorfologia della fascia costiera tra Buggerru e Portixeddu nella Sardegna sud occidentale. Rendiconti del Seminario della Facoltà di Scienze dell’Università di Cagliari, 56: 75-89.

  4. Corti C., Lo Cascio P., Razzetti E., 2006. Erpetofauna delle isole italiane. In: Sindaco R., Doria G., Razzetti E., Bernini F. (eds), Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze, 792 pp.

  5. RAS, 2014. Piano di gestione del SIC “ITB040029 Costa di Nebida”.

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