Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

ILES

Cluster : Isole del Sinis

Sottobacino : Sardegna

Isola di Mal di Ventre

Collaboratori :

Giuseppe Fenu

Data di creazione : 3 Aprile 2018

Comune Cabras
Arcipelago
Superficie (ha) 88,549
Linea costiera (metri) 6827
Distanza dalla costa (miglia nautiche) 3
Altitudine massima (metro) 18
Coordinate geografiche Latitudine 39,9904952044
Longitudine 8,3052305442
Proprietà della terra /
Organismo di gestione /
Stato di protezione nazionale /
internazionale /

Descrizione


L’Isola di Mal di Ventre costituisce l’unico residuo di un esteso affioramento granitico che in tempi remoti bordava tutta la costa occidentale della Sardegna. La sua superficie è di circa 80 ettari, presenta una altezza massima di 18 m s.l.m. e dista circa 5 miglia nautiche (9,3 km) dalla costa della Penisola del Sinis; amministrativamente ricade nel comune di Cabras.

Il basamento ercinico che attualmente affiora sull’Isola di Mal di Ventre rappresenta, insieme al promontorio di Capo Pecora, uno dei pochi affioramenti residui presenti lungo tutto il settore occidentale della Sardegna ed è rappresentato da rocce granitiche a grana medio-grossolana (Deriu & Zerbi, 1964). La sua origine geologica risale al tardo Carbonifero: le formazioni rocciose dell’isola sono infatti costituite da monzograniti equigranulari, relitto delle inclusioni plutoniche tardo-erciniche. Su tale basamento poggia tutto il complesso calco-alcalino del Montiferru, che chiude a nord la Penisola del Sinis (Forti & Orrù, 1995) a partire dalle formazioni Oligo-Mioceniche costituite da andesiti e tufi, seguite dai sedimenti marini del miocene inferiore; l’ultima unità è rappresentata dalle vulcaniti Plio-Pleistoceniche e dai depositi quaternari.

La costa orientale si presenta per lo più sabbiosa, con alcune piccole calette costituite da sabbia granitica che facilitano l’approdo. La costa occidentale invece si presenta relativamente alta e rocciosa e non offre approdi essendo esposta al vento di maestrale, che in questa parte dell’isola soffia in maniera particolarmente intensa. I fondali marini intorno all’isola si presentano prevalentemente rocciosi, con blocchi e massi arrotondati, singoli o in ammassi.

Il paesaggio dell’Isola di Mal di Ventre è pianeggiante e presenta morfologie tipiche delle litologie intrusive granitiche, le quali assumono caratteristiche forme mammellonari e tafonate dovute all’azione erosiva degli agenti atmosferici. Nella parte centrale dell’isola è presente un pozzo di acqua sorgiva, che negli ultimi anni ha lentamente perso di consistenza.

L’Isola di Mal di Ventre rappresenta un importante sito dal punto di vista naturalistico, in particolare per l’avifauna essendo un ricovero per gli uccelli migratori e un sito di nidificazione per numerosi uccelli marini, tra i quali il Marangone dal ciuffo e il gabbiano corso, specie tutelate dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE). Per contro la flora non risulta particolarmente ricca e si presenta abbastanza povera nella componente endemica; tra gli endemiti si può citare Nananthea perpusilla, paleoendemismo con areale relitto che presenta una graduale riduzione nelle aree più settentrionali. Tale specie presenta popolamenti estesi e ben conservati in situazioni dove si creano tasche di suolo ricco in materia organica e con elevato tenore di umidità durante il periodo primaverile (Fenu & Bacchetta, 2008).

Conoscenza


Interessi


Nella parte più alta dell’isola è presente un vecchio fanale di avvistamento per segnalazione ai naviganti, da diversi anni alimentato a pannelli solari, è raggiungibile mediante una scalinata di pietra scolpita nella roccia. Inoltre, in questa parte dell’isola si può osservare un punto trigonometrico che fa parte della rete di triangoli primari utilizzati da Alberto Ferrero della Marmora nella sua straordinaria Carta dell’Isola e Regno di Sardegna, risalente al 1845 (Bocchieri, 2001)

Sull’isola sono stati rinvenuti numerosi segnali che testimoniano una lunga frequentazione da parte dell’uomo, a partire dal neolitico quando si praticava la caccia; sono stati infatti ritrovati numerosi frammenti e pezzi di punta di freccia di ossidiana, nonché frammenti di macine di epoca nuragica. Presso la Cala dei Pastori, è presente un nuraghe bilobato con un piccolo mastio, in parte franato in mare, e alcuni pozzi di cui uno con acqua sorgiva perenne.

La frequentazione umana si sarebbe consolidata prima in epoca fenicio-punica e successivamente in epoca romana, così come evidenziato dalle numerose testimonianze abitative ritrovate sull’Isola. In particolare, si segnala la presenza di una villa romana di grandi dimensioni (si ipotizza fosse la sede di un nobile esiliato da Roma nel I o II secolo d.C.), una costruzione imponente dotata di vasche e una fontana, nella quale erano presenti anche delle colonne di calcare, rubate nel corso di questi ultimi anni. Dietro la capanna chiamata “dei pescatori”, è possibile vedere centinaia di massi frammisti a pezzi di embrici e cocci appartenenti a manufatti di varia epoca e funzione.

Inoltre, di grande interesse sono i numerosi relitti di imbarcazioni di varie epoche che si trovano sui fondali attorno all’Isola, tali relitti sono la testimonianza principale del nome stesso dell’Isola, infatti “Malu Entu” in sardo significa “vento cattivo” ed è legato ai repentini cambiamenti delle condizioni meteo-marine, influenzate sia dal vento dominante di maestrale che dalle brezze termiche determinate dalla relativa vicinanza alla Sardegna.

Pressioni


Non vi sono forti pressioni, attualmente l’Isola è disabitata, anche se è frequentata dai turisti, soprattutto durante la stagione estiva, che la raggiungono dalle spiagge di Mari Ermi e Putzu Idu mediante piccole imbarcazioni da diporto. Nel recente passato è stata frequentata da pescatori di corallo, provenienti da Alghero che pescavano a ridosso dello scoglio del Catalano, e da alcuni pastori che, servendosi delle barche dei pescatori stessi, portavano le pecore in transumanza a pascolare sull’Isola nel periodo invernale e primaverile.

Gestione / conservazione


L’Isola di Mal di Ventre è parte integrante dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre” (sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre).

L’area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre


L’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre è stata istituita in base alla Legge 979 del 1982, integrata dalla Legge 394 del 1991, con decreto del Ministero dell’Ambiente del 12 dicembre 1997, rettificato con il decreto Ministeriale del 17 Luglio 2003. A seguito di un percorso di revisione del perimetro dell’area marina, i precedenti decreti sono stati aggiornati con il decreto ministeriale del 20 Luglio 2011, che ridefinisce la perimetrazione attuale dell’area marina protetta, e con il decreto ministeriale n. 188 del 20 Luglio 2011, cosiddetto regolamento di disciplina delle attività consentite all’interno dell’area protetta.

Secondo l’ultimo Decreto Ministeriale, l’Area Marina Protetta occupa una superficie di circa 25 mila ettari e si estende da Mare Morto (all’interno del Golfo di Oristano) fino alle falesie di Su Tingiosu da un lato, mentre dall’altro si spinge fino a inglobare l’Isola di Mal di Ventre a nord e lo scoglio del Catalano a Sud, tutto all’interno del territorio di Cabras. L’Area Marina Protetta è suddivisa in zone con diversi gradi di tutela: esistono tre zone a protezione crescente (C, B, A) alle quali corrisponde un diverso grado di utilizzo finalizzato alla fruizione sostenibile dell’area.

Le zona di tutela integrale (Zona A), di estensione limitata, comprende la parte settentrionale dell’Isola di Mal di Ventre e lo scoglio del Catalano. In tali siti si ha un elevato livello di protezione e non è consentita alcuna attività, neppure il transito; è consentito solo l’accesso ai mezzi e al personale autorizzati per svolgere attività di ricerca e sorveglianza.

La zona di riserva (Zona B) è soggetta a una tutela generale che prevede una regolamentazione da parte dell’Ente Gestore dell’uso sostenibile delle risorse, il controllo dei permessi e la disciplina dei metodi di utilizzo.

Infine, nella zona di riserva parziale (Zona C) sono consentite tutte le attività che non entrano in conflitto con le finalità istitutive dell’area marina, sempre secondo le modalità stabilite dall’Ente Gestore, alcune delle quali previa autorizzazione (sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre).

Riferimenti

AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Giuseppe Fenu

Il relitto di Mal di Ventre


Una delle scoperte subacquee più significative effettuate nelle acque sarde è quella di un relitto di età romana individuato nel braccio di mare compreso tra la costa del Sinis e l’Isola di Mal di Ventre. Nell’area, che risulta assai pericolosa per la navigazione a causa del forte vento di maestrale e della rapidità con cui variano le condizioni meteo-marine, sono presenti numerosi relitti, ma tra questi il più importante, per la natura del carico, è quello che dal 1989 al 1996 è stato oggetto di numerose campagne di scavo da parte della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano (sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre).

La nave, situata ad una profondità di circa 30 m e a una distanza di circa 6 miglia nautiche dalla costa e a poco più di 1 miglio a sud-est dell’Isola di Mal di Ventre, deve la sua importanza al carico costituito interamente da lingotti di piombo, unico caso finora documentato nel Mediterraneo. Dello scafo si conserva solo la parte centrale della chiglia che occupa un’estensione di circa 10 m2. A causa della carenza di risorse finanziarie adeguate per il trattamento e la conservazione dei resti lignei, si è deciso di lasciare lo scafo in loco e di rimandarne il recupero e per tale ragione il relitto può essere ancora visitato nella sua localizzazione originaria.

Il carico è costituito da circa un migliaio di lingotti di piombo, tutti di sezione trapezoidale, con il dorso superiore leggermente bombato e del peso di circa 33 kg. Ancora oggi si possono osservare numerosi lingotti allineati e impilati nella posizione originaria, fatto che porta a ipotizzare un affondamento lento della nave, senza il rovesciamento del carico. I lingotti, in buono stato di conservazione, sono dotati di cartiglio epigrafico che riporta con caratteri ben leggibili il nome dei produttori. In prossimità del relitto sono state recuperate anche quattro ancore di piombo, con ceppi decorati con un delfino e quattro astragali contrapposti a rilievo, oltre che tre ancorotti, due scandagli, tubi in piombo, uno dei quali riferito alla pompa di sentina, alcune macine in pietra vulcanica, anfore da trasporto e circa 200 proiettili in piombo.

In collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e con il CNR di Pisa sono state effettuate numerose analisi sui lingotti che hanno dimostrato l’eccezionale purezza del metallo, riconducibile alle zone minerarie della Sierra di Cartagena (Spagna), area da cui verosimilmente proveniva la nave; rimane invece sconosciuta la sua destinazione finale. Dal punto di vista cronologico, l’esame dei materiali ha consentito di datare l’affondamento tra l’89 e la metà del I sec. a.C. (sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre).

Riferimenti

Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Giuseppe Fenu

Riferimenti


  1. AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

  2. Deriu M. & Zerbi M., 1964. Notizie sulla costituzione geopetrografica dell’Isola di Mal di Ventre. Ateneo Parmense, Acta Naturalia, 35: 113-143.

  3. Fenu G. & Bacchetta G., 2008. La flora vascolare della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Acta Botanica Malacitana, 33: 91-124.

  4. Forti S. & Orru P., 1995. Geomorfologia costiera e sottomarina della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Bollettino della Società Geologia Italiana, 114: 3-21.

  5. Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

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