Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Isole del Sinis

Autore : Giuseppe Fenu

Data di creazione : 3 aprile 2018

Composizione del cluster : isole
Composizione del cluster: arcipelaghi
Numero di isole con almeno uno status di protezione nazionale
Numero di isole con almeno uno status di protezione internazionale
Numero di isole con almeno un manager

Descrizione


Il cluster delle Isole del Sinis è localizzato nella costa centro occidentale della Sardegna, nel territorio costiero antistante la Penisola del Sinis, in Provincia di Oristano. Il cluster è composto da un’isola di discrete dimensioni, l’Isola di Mal di Ventre con una superficie di circa 90 ettari, localizzata a una distanza di circa 5 miglia nautiche dalla costa, e da cinque isolotti e scogli di piccole dimensioni, localizzati a ridosso dalla costa dell’isola madre, principalmente nel settore settentrionale della penisola del Sinis, nello specchio di mare compreso tra Capo Mannu e Santa Caterina di Pittinuri. Merita una citazione lo scoglio del Catalano, un dicco vulcanico di origine basaltica posizionato a circa 12 miglia ad ovest di Capo San Marco, totalmente privo di vegetazione.

La gran parte delle isole del cluster ricadono all’interno di Siti d’Importanza Comunitaria (SIC), in particolare il SIC “Isola di Mal di Ventre” (ITB030039) e la coincidente ZPS (ITB033041) che comprendono l’omonima isola e il mare antistante fino a circa 500 metri dalla linea di costa, mentre l’Isola di Sa Mesa Longa ricade all’interno del SIC “Putzu Idu – Salina Manna e Pauli Marigosa” (ITB030038). Recentemente è stato istituito un nuovo SIC marino (ITB030080) che ingloba il SIC di Mal di Ventre e quello che includeva lo Scoglio del Catalano; il perimetro del nuovo SIC marino coincide con quello dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre e interessa anche l’Isola di Caogheddas. Gli isolotti più settentrionali del cluster, l’Isola di Sa Tonnara e i due scogli di S’Archittu, non godono di alcuna tutela e non ricadono all’interno del perimetro di aree protette.

Dal punto di vista geologico l’Isola di Mal di Ventre è pressoché totalmente costituita da litologie riferibili al batolite ercinico, principalmente da granitoidi, rappresentati da granodioriti a grossi feldspati, da manifestazioni filoniane e micrograniti associati risalenti al tardo Carbonifero (Carmignani et al., 1982). Sono presenti anche limitati depositi quaternari, rappresentati da depositi detritici fossiliferi del Pleistocene, chiamati calcareniti fossilifere (Deriu and Zerbi, 1964), depositi sabbioso-ghiaioso di spiaggia lungo la costa orientale, e depositi di blocchi e ciottoli di granodiorite lungo la costa occidentale. Tutte le isolette e gli scogli minori sono invece di natura carbonatica e riprendono le principali litologie riscontrabili nella prospiciente costa dell’isola madre; in particolare sono diffuse le formazioni eoliche del Quaternario (Wurmiane), composte da arenaria ben cementata con intercalati numerosi livelli di paleosuoli argillosi, riferibili alla Formazione di Capo Mannu (Cherchi et al., 1978).

La vegetazione nelle isole del Sinis presenta analogie con quella presente nel settore costiero. Le formazioni più evolute sono presenti sull’Isola di Mal di Ventre dove, in esigui lembi relitti nella parte occidentale dell’isola, si possono osservare formazioni boschive o di macchia alta dominate da fanerofite prostrate quali Juniperus phoenicea var. turbinata, Pistacia lentiscus, Chamaerops humilis e Phillyrea angustifolia var. rodriguezii. Sulle isolette minori sono invece più diffuse le formazioni di macchia a Pistacia lentiscus e Chamaerops humilis, fortemente modellate dal vento, e le praterie emicriptofitiche. Esclusivamente sull’Isola di Mal di Ventre è possibile osservare anche alcuni lembi di vegetazione psammofila e, nelle aree a ridosso delle pozze temporanee, aspetti di vegetazione costituiti prevalentemente da specie rizofitiche e giunchiformi.

Studi approfonditi sulla flora sono disponibili solo per l’Isola di Mal di Ventre, mentre non si hanno informazioni sulle altre isolette e sugli scogli del cluster. La flora di Mal di Ventre risulta costituita da 216 taxa riferibili a 145 generi e 50 famiglie (Fenu & Bacchetta, 2008). Molto povera la componente endemica, concentrata esclusivamente sull’Isola di Mal di Ventre; tra le cinque specie endemiche presenti merita citare Nananthea perpusilla, che sull’isola presenta estesi popolamenti a ridosso delle pozze temporanee di acqua salmastra (Fenu & Bacchetta, 2008).

Gli ambienti costieri delle isole e degli isolotti hanno un elevato interesse naturalistico per la fauna; sono infatti siti importanti per la nidificazione di diversi uccelli marini di elevato interesse conservazionistico e di interesse prioritario ai sensi delle Direttive Europee, come il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii). È da segnalare la cattura avvenuta recentemente di alcune specie rare o accidentali per la Sardegna, come l’usignolo maggiore (Luscinia luscinia, unica segnalazione per la Sardegna), la bigia grossa (Sylvia hortensise) e la bigiarella (Sylvia curruca), tutte specie estremamente rare in Sardegna.

Tra i rettili, si riporta la presenza delle seguenti specie inserite negli allegati della Direttiva Habitat (92/43/CEE): la testuggine moresca (Testudo graeca), la lucertola campestre (Podarcis siculus), il gongilo (Chalcides ocellatus) e del biacco (Hierophis viridiflavus) (Poggesi et al., 1996). Merita segnalare che la popolazione di testuggine moresca (Testudo graeca) è di notevole consistenza.

Per quanto riguarda la fauna marina, tra gli invertebrati, si sottolinea la presenza di una ridotta popolazione di Patella ferruginea (Coppa et al., 2012), di una consistente popolazione di nacchera (Pinna nobilis; Coppa et al., 2010), e di riccio diadema (Centrostephanus longispinus), tutte specie tutelate dalla Direttiva Habitat. Sono frequenti gli avvistamenti, soprattutto nei pressi dello scoglio del Catalano, di tursiopi (Tursiops truncatus) e di altre specie di cetacei quali le balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e i capodogli (Physeter macrocephalus). Sono avvistati con elevata frequenza anche individui di Caretta caretta, specie tutelata dalla Direttiva Habitat, e più raramente di tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

Conoscenza


Interessi


Pressioni


Gestione / conservazione


Lo scoglio del Catalano 

 

Lo scoglio del Catalano è un dicco vulcanico di origine basaltica, dista circa 5,6 miglia nautiche dalla costa del Promontorio di Seu (12 miglia ad ovest di Capo San Marco) e si trova a circa 6 miglia nautiche a sud-ovest dell’Isola di Mal di Ventre. Lo scoglio ha una forma circolare, con una superficie emersa di meno di un ettaro, un diametro nel punto massimo di circa 700 m e un’altezza massima di 12 m s.l.m.

Nonostante si collochi nella medesima dorsale dell’Isola di Mal di Ventre, costituita prevalentemente da graniti appartenenti al batolite sardo-corso, lo scoglio del Catalano è formato interamente da lava basaltica di colore nero. Si tratta del relitto di una struttura vulcanica formatasi durante il ciclo Plio-Pleistocenico, responsabile anche della formazione dei grandi edifici vulcanici del Montiferru e del Monte Arci e degli espandimenti basaltici sulla terraferma. Lo scoglio è infatti quanto rimane di un vecchio condotto di emissione, dove la lava si è raffreddata in posto, dando origine alla fisionomia attuale; le peculiari condizioni giaciturali hanno infatti determinato che il condotto lavico fosse maggiormente resistente all’erosione di quanto non lo siano i terreni formanti il circostante edificio vulcanico. A seguito dei fenomeni erosivi, successivi alla formazione, la lava è stata isolata e rimane oggi come testimone dell’edificio vulcanico originario, dando luogo al tipico rilievo subcilindrico, denominato neck. Da una visione aerea risultano evidenti, anche se parzialmente sommersi, i resti della cresta che costituiva la bocca del cratere. In particolare al centro dello scoglio le onde hanno approfondito una frattura, scavando un solco profondo alcuni metri, che suddivide lo scoglio in due parti quasi uguali in senso E-W.

Nella parte sud-orientale sono presenti diverse secche che in alcuni punti affiorano come scogli su basso fondale mentre, a nord e a nord-ovest, il fondale degrada rapidamente fino a profondità di oltre 40 metri. Nei fondali rocciosi antistanti tutto lo scoglio sono presenti caratteristiche forme dovute all’attività vulcanica come le pareti subverticali che si ergono dal fondo, spesso isolati filoni allungati verso nord, con canaloni, archi, grotte e tunnel. Di particolare interesse le formazioni sommerse di basalti a fratturazione colonnare, presenti anche in alcune secche tra cui quella del Carosello che si trova a nord dello scoglio, muovendosi verso l’Isola di Mal di Ventre.

I fondali attorno allo scoglio sono estremamente ricchi e ampiamente variegati, con numerosi anfratti rocciosi che si alternano con praterie di Posidonia oceanica. Negli ingressi degli anfratti è possibile osservare diverse specie di margherita di mare (Parazooanthus spp.), spugne e crostacei e, in alcuni siti specifici a poca distanza dal Catalano, anche alcionari (Octocorallia) e il corallo rosso (Corallium rubrum). Sono altresì presenti popolazioni di nacchera (Pinna nobilis) e riccio diadema (Centrostephanus longispinus), tutte specie inserite negli allegati della Direttiva Habitat.

Per quanto riguarda la parte emersa, la superficie dello scoglio è occupata da una imponente colonia di gabbiani reale che nel tempo ha portato all’accumulo di una grossa quantità di guano; nonostante questo, è comunque presente una piccola popolazione nidificante di marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis subsp. desmarestii).

Lo scoglio, anche a causa della difficile accessibilità, è da sempre disabitato e non sono presenti costruzioni, fatta eccezione per i ruderi di un piccolo edificio di segnalazione automatica di supporto alla navigazione notturna, ormai non attivo.

Lo scoglio del Catalano, un tempo molto frequentato da pescatori e da appassionati subacquei a causa dei numerosi siti di immersione, attualmente è compreso all’interno nell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre” e ricade in una delle due zone di riserva integrale, delimitate da appositi segnali, all’interno del cui perimetro è assolutamente vietata qualunque attività, compreso il transito.

Lo scoglio del Catalano è stato chiamato in numerosi modi tra i quali Coscia di Donna o il Saraceno (Su Cadelanu in sardo); alcuni sostengono che il nome derivi dal fatto che lo scoglio era meta dei pescatori di Corallo provenienti da Alghero e che sostavano per lunghi periodi a ridosso dell’Isola di Mal di Ventre.

Riferimenti

AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Giuseppe Fenu

Bibliografia


  1. AA.VV., 2008. Piano di Gestione SIC / ZPS “Isola di Mal di Ventre” e SIC “Catalano”. Comune di Cabras.

  2. Carmignani L., Cocozza T., Ghezzo C., Pertusati P.C. & Ricci C.A., 1982. I lineamenti del Basamento Sardo. Guida alla Geologia del Paleozoico sardo. Guide Geologiche Regionali. Memorie della Società Geologica Italiana, 20: 11-23.

  3. Cherchi A., Marini A., Murru M. & Robba E., 1978. Stratigrafia e paleoecologia del Miocene Superiore della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 84: 973-1036.

  4. Coppa S., De Lucia G., Massaro G. & Magni P., 2012. Density and distribution of Patella ferruginea in a Marine Protected Area (western Sardinia, Italy): Constraint analysis for population conservation. Mediterranean Marine Science, 13: 108-117.

  5. Coppa S., Guala I., de Lucia G.A., Massaro G. & Bressan M., 2010. Density and distribution patterns of the endangered species Pinna nobilis within a Posidonia oceanica meadow in the Gulf of Oristano (Italy). Journal of the Marine Biological Association of the United Kingdom, 90: 885–894.

  6. Deriu M. & Zerbi M., 1964. Notizie sulla costituzione geopetrografica dell’Isola di Mal di Ventre, Ateneo Parmense. Acta Naturalia, 35: 113-143.

  7. Fenu G. & Bacchetta G., 2008. La flora vascolare della Penisola del Sinis (Sardegna Occidentale). Acta Botanica Malacitana, 33: 91-124.

  8. Poggesi M., Agnelli P., Borri M., Corti. C., Finotello P. L., Lanza B., Tosini G., 1996. Erpetologia delle isole circumsarde. Biogeographia, 18: 583-618.

  9. Sito web Area Marina Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre: http://www.areamarinasinis.it/

Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


NOME DELLE ISOLE E DEGLI ISOLOTTI NOME DELL’ARCIPELAGO superficie (ha) Altitudine massima (metro) Linea costiera (metri) Distanza dalla costa (miglio nautico) Coordinate geografiche Proprietà Isole con almeno uno status protetto Presenza di un manager
Latitudine Longitudine
Isola Caogheddas Isole del Sinis 0,255334 0 290 39,9042997 8,39646049      
Isolotto Sa Mesa Longa 1,14725 7 350 40,0461889 8,39683831      
Isola di Mal di ventre 88,549 18 6827 3 39,9904952 8,30523054
Scoglio meridionale di S’Archittu 0,202609 8 40,0923084 8,48699138
Scoglio settentrinale di S’Archittu 0,62742 1 40,0930738 8,48753441
Isola di Sa Tonnara 1,70092 10 420 40,0538159 8,40369236

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