Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

CLUSTER

Ciclopi Archipelago

Rédigé par : Salvatore Pasta ; Pietro Lo Cascio

Date de création : 15/12/2017

Composition du cluster : îles ?
Composition du cluster : archipels ?
Nombre d’îles avec au moins un statut de protection national ?
Nombre d’îles avec au moins un statut de protection international ?
Nombre d’îles avec au moins un gestionnaire ?

Descrizione


Questo cluster raggruppa 6 scogli di piccole dimensioni localizzati nel settore centrale della costa ionica siciliana ad una distanza massima 150 m dall’isola maggiore, dalla quale li separa un braccio di mare con profondità minime comprese fra -20 e -40 m, a latitudini comprese tra 56°33’41’’ e 56°33’31’’ N. Si tratta di un cluster molto omogeneo da un punto di vista geomorfologico, geologico ed ecologico. Gli isolotti di maggiori dimensioni sono l’Isola Lachea, alta 25 m s.l.m. e con una superficie pari a circa 1,5 ha, e il Faraglione Grande o Scoglio della Madonnina, dalla caratteristica forma conica, alto circa 30 m s.l.m. e caratterizzato da versanti molto inclinati.

La messa in posto dei prodotti etnei più antichi, che costituiscono oggi l’Isola Lachea ed i Faraglioni dei Ciclopi, miticamente interpretati come i massi lanciati dal ciclope Polifemo contro la nave di Ulisse, risale a mezzo milione di anni fa, quando il margine orientale dell’ampio golfo, digradante verso il bacino del mar Ionio, che allora occupava la parte meridionale dell’area dove oggi si sviluppa l’edificio vulcanico etneo, fu interessato da un’intensa attività eruttiva in ambiente sottomarino. Tali antiche manifestazioni eruttive sono contemporanee alla sedimentazione dei livelli più recenti di argille marnose del Pleistocene medio, oggi affioranti estesamente a sud dell’edificio etneo e lungo la costa ionica. Nell’Isola Lachea e nei Faraglioni dei Ciclopi sono esposti magnifici esempi di queste manifestazioni eruttive, i cui prodotti risultano intercalati alla successione argillosa. Queste masse eruttive sono state interpretate come intrusioni vulcaniche a giacitura orizzontale (laccoliti) costituite da lave massicce e/o colonnari affioranti sotto una sottile copertura di sedimenti. Il successivo sollevamento dell’area ha esposto i basalti ai processi erosivi, la cui attività ha portato alla graduale individualizzazione ed alla configurazione attuale degli scogli. Tali processi sono tuttora in corso, provocando una continua erosione e talora l’arretramento dei versanti degli scogli, come dimostrano crolli recenti al Faraglione Grande e l’instabilità di alcuni spuntoni rocciosi a Lachea.

Le argille marnose sono di colore bianco crema e giallastro mentre le intrusioni di vulcaniti basiche sono di colore grigio-nero, a luoghi rossastro. Le prime appartengono all’unità delle Argille Grigio-Azzurre del Pleistocene inferiore e affiorano prevalentemente sull’Isola Lachea e sulla sommità del Faraglione Grande. Si tratta di rocce a granulometria finissima, sciolte o fortemente cementate, talora caratterizzate da un’intricata rete di fratture. Le vulcaniti sono invece rappresentate da basalti tholeiitico-transizionali a struttura microcristallina. Di particolare interesse è la presenza di minerali secondari quali l’Analcime, NaAlSi2O6 × (H20), minerale di colore generalmente biancastro appartenente al gruppo delle zeoliti, Natrolite e Calcite.

Per via delle ridotte dimensioni e della morfologia aspra, gli scogli minori del cluster non recano alcuna traccia di presenza permanente dell’uomo né vestigia di attività pregresse. Fanno eccezione Lachea, abitata almeno saltuariamente sin dalla preistoria e sino al XIX secolo, ed il Faraglione Grande, detto anche ‘Scogghiu d’a Madunnina’ per via dell’edicola votiva costruita presso la sua vetta, meta di pellegrinaggio annuale da parte dei devoti.

Sulla base dei valori medi annui dei dati misurati nelle stazioni di rilevamento termo-pluviometrico più vicine, cioè Acireale e Catania Osservatorio Astronomico, l’area in cui ricadono gli isolotti di questo cluster è soggetta ad un bioclima con termotipo termomediterraneo inferiore ed ombrotipo subumido superiore, con precipitazioni comprese tra 720 e 804 mm, temperature di 17-18 °C ed un periodo di stress termo-idrico che si protrae per 4-5 mesi.

Stato delle conoscenze


Per lungo tempo gli scogli dei Ciclopi sono stati meta ambita di poeti, artisti, paesaggisti, storici, curiosi colti dal fascino della leggenda omerica, ma anche luogo di raccolta di campioni e di dati e fonte d’ispirazione per generazioni di geologi di prim’ordine provenienti da tutta l’Europa, non ultimi i padri fondatori della moderna geochimica, ovvero il francese Déodat Gratet de Dolomieu, che visitò il sito nel 1787, e della moderna geologia, l’inglese Charles Lyell, che vi si recò due volte nel 1828 e nel 1858. L’area di Aci Trezza rappresenta dunque uno dei siti geologici indagati da più tempo e più intensamente del pianeta.

Il primo inventario della flora vascolare delle Isole dei Ciclopi fu redatto da Alfio Musmarra negli anni Quaranta del XX secolo; fatto alquanto singolare, esso rappresenta uno dei pochissimi – se non l’unico – lavoro di floristica svolto sul campo in Sicilia nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Oltre 50 anni dopo G. Siracusa ha aggiornato le conoscenze floristico-vegetazionali sul comprensorio, censendo 95 taxa. Un aggiornamento molto dettagliato della flora vascolare e della vegetazione del cluster è stato pubblicato nel 2017 a seguito di accurate indagini multisciplinari effettuate in diverse stagioni durante il biennio 2015-2016 da S. Sciandrello e G. Sturiale (CUTGANA) e da P. Minissale dell’Università di Catania.

Sulla base di quanto emerge dalla consultazione della letteratura scientifica disponibile, le indagini sulla fauna terrestre effettuate sino ad oggi si sono concentrate sulla sola Isola Lachea.

Interesse


A prescindere dalla rilevante importanza degli ambienti sommersi ancora integri, la porzione emersa delle Isole dei Ciclopi presenta un certo interesse naturalistico e un indiscusso valore paesaggistico. La vicinanza alla terraferma, la recente separazione dall’isola maggiore, le modeste dimensioni, l’assenza pressoché totale di suolo e l’esposizione alla salsedine e alle burrasche invernali rendono questi scogli piuttosto poveri sotto il profilo floristico e biologico in genere e giustificano la netta predominanza delle terofite (52% della flora complessiva). Sulla base del più recente censimento, l’intero arcipelago conta 102 taxa vegetali: si tratta perlopiù di piante vascolari nitrofile e ruderali legate agli ambienti disturbati, di specie alofile-subalofile ad ampia distribuzione e di esotiche naturalizzate – spesso invasive – come Ailanthus altissima.

Le scogliere rocciose (habitat 1170) emergono da fondali solidi e incoerenti o molli, e offrono substrati duri e compatti alle comunità bentoniche (alghe, animali e concrezioni coralligene). La vegetazione marina delle scogliere, la cui zonazione si articola in funzione della profondità e della disponibilità di luce, è molto ricca ed estremamente diversificata. Le numerose comunità sessili tipiche dei substrati rocciosi che caratterizzano il piano sopralitorale della fascia costiera del SIC, riferite alla classe Entophysalidetea, sono talora in contatto catenale con consorzi litofili aeroalini molto semplificati riferibili ai Crithmo-Limonietea (habitat 1240).

Su superfici più o meno pianeggianti con pochi centimetri di suolo, nei piccoli spazi aperti all’interno dell’arbutesto alonitrofilo (Suaedo verae-Atriplicetum halimi, habitat 1420), sia all’Isola Lachea sia al Faraglione Grande si osservano consorzi terofitici alo-nitrofili tipici delle coste rocciose (habitat 1310), riferiti alle asociazioni Trifolio scabri-Catapodietum balearici Brullo & Giusto del Galdo 2003 e Parapholido incurvae-Spergularietum bocconei Brullo, Scelsi & Spampinato 2001.

Gli arbusteti subalo-nitrofili (habitat 1430) sono localmente rappresentati dalle associazioni Suaedo verae-Atriplicetum halimi Biondi 1988 e Atriplici halimi-Artemisietum arborescentis Biondi 1988. Il sensibile incremento dei gabbiani reali sull’Isola Lachea registrato negli ultimi decenni ha favorito la diffusione di Artemisia arborescens e Suaeda vera, specie legate a suoli ricchi di nitrati.

Nella parte sommitale dell’Isola Lachea e del Faraglione Grande si rinvengono nuclei di macchia sclerofilla sempreverde riferiti all’associazione Asparago acutifolii-Oleetum sylvestris Bacchetta et al. 2003 (habitat 5330). Nel Faraglione Grande l’olivastro forma un popolamento pressoché puro che occupa una superficie molto ridotta, mentre sull’Isola Lachea l’olivastro si consorzia con Spartium junceum, Opuntia ficus-indica e Ailanthus altissima, dando vita ad una comunità atipica sotto il profilo fisionomico, floristico e strutturale.

Le piccole radure della macchia ospitano comunità di erbe annue termo-xerofile e sub-nitrofile riferibili all’Echio plantaginei-Galactition tomentosae. In alcuni settori dell’Isola Lachea a tali consorzi, legati al disturbo indotto dagli uccelli marini nidificanti, partecipano anche piante caratteristiche delle preterie xeriche perenni (Lygeo-Stipetea, habitat 6220).

Tra i vertebrati oltre agli uccelli, presenti sia con specie stanziali che di passo, alcune delle quali d’interesse conservazionistico ai sensi della Direttiva 2009/147 ‘Uccelli’ dell’UE quali Alcedo atthis (L.), nidificante lungo tutta la scogliera lavica da Catania ad Aci, Falco peregrinus Tunstall, Larus melanocephalus Temminck, Hydroprogne caspia Pallas e Thalasseus sandvicensis (Latham) si registra la presenza di Podarcis siculus, il cui popolamento locale veniva riferito in passato all’endemica subsp. ciclopica Taddei, priva tuttavia di alcun valore tassonomico.

Pressioni


Considerando il divieto di sbarco su tutti gli scogli minori, essi sono esenti da minacce connesse con l’attività antropica. Tuttavia la disseminazione ornitocora del fico d’India, Opuntia ficus-indica (L.) Mill., specie esotica invasiva, ha pesantemente alterato la flora e la vegetazione di alcuni scogli. La gran parte degli aspetti di criticità riscontrati nel cluster si concentrano sull’Isola Lachea. Qui l’introduzione volontaria di numerose piante esotiche ornamentali, alcune delle quali estremamente invasive come Ailanthus altissima, interferisce pesantemente sulla struttura e sul funzionamento degli habitat naturali.

Un altro fattore che meriterebbe di essere valutato attentamente e che potrebbe costituire una concreta minaccia per la qualità degli habitat presenti sul Faraglione Grande è rappresentato dall’accesso non regolamentato dei fedeli all’edicola votiva, pratica che rischia di arrecare danni di varia natura (calpestio, introduzione involontaria di propaguli vegetali o insetti dalla terraferma, ecc.) alla flora ed alla vegetazione locale.

La massiccia affluenza di bagnanti durante la stagione turistica costituisce un significativo fattore di disturbo per gli uccelli stanziali e migratori, così come l’abbandono di ami e lenze connesso con attività di pesca praticate dalle barche o lungo il litorale.

La forte alterazione della struttura e della funzione di alcuni habitat (1430, 5330, 6220) presenti nel cluster dipende in primo luogo dal ruolo sempre più preponderante delle succitate piante esotiche invasive. Altri importanti fattori di minaccia di origine biotica sono il gabbiano reale e il ratto nero, specie che sfruttano gli avanzi di cibo ed i rifiuti connessi alle attività balneari. La colonia di gabbiano reale incide infatti in maniera significativa sulla composizione floristica e la struttura della vegetazione e la qualità-integrità degli habitat. Essa provoca infatti un intenso disturbo da calpestio, un accumulo di rifiuti solidi organici ed inorganici ed altera le caratteristiche chimiche del suolo, favorendo la diffusione di specie alo-nitrofile quali Artemisia arborescens e Suaeda vera. Nel corso degli ultimi decenni si è registrato un significativo incremento numerico.

della locale colonia di gabbiani reali, capace di sfruttare le risorse alimentari praticamente illimitate delle vicine discariche, sicché oggi essa rappresenta una costante minaccia ed il principale deterrente per la sosta e nidificazione di altre specie ornitiche. Il ratto nero (Rattus rattus) è un opportunista onnivoro; la sua dieta si basa principalmente su materiale di origine vegetale ma dall’analisi delle sue feci effettuata sull’Isola Lachea sono emersi anche resti di insetti, uccelli e crostacei. Consumando i frutti di Opuntia ficus-indica esso sottrae una quota significativa delle risorse trofiche a Podarcis siculus, e non si può escludere l’eventualità che arrivi a predare occasionalmente la lucertola stessa.

Gestione e Conservazione


Il cluster è localizzato ad Acitrezza, frazione del Comune di Acicastello in provincia di Catania. Il locale regime dei vincoli appare piuttosto articolato. L’iter di approvazione delle misure di tutela delle valenze naturalistiche della porzione sommersa ed emersa degli scogli ha avuto una storia alquanto lunga e travagliata: il sito è stato identificato come area marina ai sensi dell’art. 31 della L. 979 del 1982 (Suppl. ordinario G.U. n. 16 del 18.01.1983), la riserva naturale marina ‘Isole Ciclopi’ è stata istituita con D.M. 7/12/1989 (GU n. 86 del 12.04.1990) ma approvata definitivamente con D.M. 17 maggio 1996 (GU n. 263 del 9.11.1996) ed istituita formalmente con D.A. 614/44 del 4.11.1998.

Oggi la parte emersa degli isolotti del cluster costituisce la Riserva Naturale Integrale ‘Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi’, ampia 3,14 ha, la cui gestione è affidata al CUTGANA, struttura afferente all’Università degli Studi di Catania.

Il Sito di Interesse Comunitario ITA070006 ‘Isole dei Ciclopi’ ha una superficie di circa 2,5 ha e comprende esclusivamente le porzioni emerse dell’Isola Lachea, dello scoglio detto ‘La Longa’ e del Faraglione Grande. Infine la superficie del SIC ITA070028 ‘Fondali di Acicastello (Isola Lachea – Ciclopi)’ coincide con quella dell’AMP ‘Isole Ciclopi’, istituita con D.M. 09/11/2004 (G.U. n.16 del 21.01.2005) e suddivisa in zona A, B e C, e si estende per 623 ha nel tratto di mare antistante Aci Trezza e include le isole dei Ciclopi ed il tratto di mare compreso tra Capo Mulini e Punta Aguzza nel comune di Aci Castello. Essa è gestita da un consorzio che comprende il Comune di Acicastello ed il CUTGANA.

L’aspetto critico resta quello di conciliare il massiccio afflusso di turisti e bagnanti durante la stagione balneare con la fruizione sostenibile e consapevole del mare e degli scogli.

Nonostante le norme e le regole in materia di transito, sbarco e ancoraggio e la fruizione del mare e delle coste siano sempre meglio rispettate, il turismo di massa continua ad avere degli importanti ‘effetti collaterali’ non del tutto sotto controllo. Particolarmente urgente in tal senso appare la necessità di mettere a norma le discariche dell’hinterland (in primis quella di Carlentini) e ridurre o eliminare altre fonti diffuse di foraggiamento (es.: mercato ittico di Aci Trezza) per i gabbiani reali, principali attori della rete trofica locale.

Vanno infine proseguite ed incentivate le attività di formazione ed informazione degli stakeholder locali, in particolare indirizzando le attività di pesca verso forme più sostenibili e rispettose delle coste e dei fondali.

Bibliografia


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Sciandrello S., Minissale P., Sturiale G., 2017. Plant communities supported by the geological setting: The case history of the Isole dei Ciclopi (east Sicily). Lazaroa, 38 http://dx.doi.org/10.5209/LAZAROA.47929

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Tableau récapitulatif des clusters et îles du sous-bassin


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