Cette fiche a été rédigée dans le cadre du projet d’Atlas encyclopédique des Petites Iles de Méditerranée, porté par le Conservatoire du Littoral, l’Initiative PIM, et leurs nombreux partenaires.
This sheet has been written as part of the encyclopedic Atlas of the Small Mediterranean Islands project, carried out by the Conservatoire du Littoral, the PIM Initiative and their numerous partners.
(https://pimatlas.org)

ISOLE

Cluster : ARCIPELAGO EOLIANO

Sottobacino : SICILIA

Basiluzzo

Scritto da : Salvatore Pasta ; Pietro Lo Cascio

Data di creazione : 07/07/2021

Per citare questa versione :  PASTA, S., LO CASCIO, P. (2021). Foglio dell’isola : Basiluzzo – Sottobacino : Sicilia. Atlas of Small Mediterranean Islands. https://pimatlas.org/basiluzzo/

Source : Bing Maps
Comune Lipari
Arcipelago Aeolian Archipelago
Area (ha) 30
Costa (metri)
Distanza dalla costa (miglio nautico) 0,01
Altitudine massima (metri)
Coordinate geografiche Latitudine 38,663497
Longitudine 15,114539
Proprietà della terra /
Organo di gestione /
Stato di protezione nazionale /
internazionale /

Descrizione


Basiluzzo ha una superficie di 281000 m2 e raggiunge l’altezza massima di 165 m s.l.m.; rappresenta pertanto il più esteso tra gli isolotti minori delle Eolie. È un duomo endogeno a composizione riolitica, formatosi intorno a 54000 anni fa a Nord-Est di Panarea nel corso di uno degli ultimi eventi eruttivi di tale apparato, le cui modalità di accrescimento risultano evidenti sulle pareti settentrionali, dove si possono riconoscere sia il condotto di alimentazione, sia le fessurazioni della parte più esterna e fredda del duomo prodotte dalla spinta interna di un magma molto viscoso lungo fratture a rampart; le strutture di foliazione caratterizzano anche altri tratti del suo perimetro costiero.

Attualmente l’isolotto è disabitato, ma è stato certamente sede di un insediamento stabile in epoca romana, come testimoniano i resti di una struttura – oggi sommersa per effetto di un fenomeno di subsidenza locale – in corrispondenza dell’approdo di Punta Levante, di mura in opus reticulatum e mosaici bicromi sparsi su tutta la sua superficie e, soprattutto, di una villa di età tardo-imperiale. Probabilmente l’isolotto ha continuato ad essere abitato ancora in epoca bizantina: il toponimo potrebbe derivare dal culto di San Basilio e diverse fonti storiche attestano l’esistenza della pianta di un edificio caratterizzato da un’abside nella parte posteriore, che sorgeva nel cosiddetto “Piano della Chiesa”; inoltre vi è stata rinvenuta una moneta bizantina del VII sec. d.C. e altri reperti di tale epoca. Diversi viaggiatori del XVIII e del XIX secolo riportano ancora la presenza di coloni che vi risiedevano – almeno stagionalmente – coltivandovi orzo, legumi e lino. Infatti – unico caso tra gli isolotti eoliani – nelle mappe catastali Basiluzzo risulta frazionato in decine di particelle; nella parte meno elevata del pianoro sorge addirittura una piccola casa, composta da un unico vano. Ad ulteriore testimonianza del suo passato uso agricolo si riscontrano tuttora resti di terrazzamenti in pietra a secco. Prima dell’ultima guerra il sito doveva essere comunque già stato abbandonato – o visitato soltanto sporadicamente – poiché veniva utilizzato come bersaglio nelle esercitazioni di tiro della regia Marina.

Stato delle conoscenze


Basiluzzo è stato visitato da molti dei viaggiatori che durante il Settecento e l’Ottocento hanno toccato l’arcipelago durante i loro tour in Sicilia e nel Meridione d’Italia, che ne ricordano l’uso agricolo e la presenza generica di rovine. Le prime informazioni di carattere scientifico si devono tuttavia a G. Gussone, che nel 1828 redige un primo elenco floristico; nuovi dati botanici vengono aggiunti successivamente da M. Lojacono-Pojero e dai soci della Società Geologica Italiana, che organizza un’escursione nell’isolotto nel 1900. Ulteriori prospezioni sono state condotte a partire dagli anni Novanta del XX secolo da P. Lo Cascio.

Rispetto a quelle floristiche, che possono essere ritenute soddisfacenti, ancorché aggiornate agli anni Novanta del secolo scorso, le conoscenze faunistiche sono certamente incomplete: i primi dati sull’avifauna sono stati forniti da S. Allavena, E. Moltoni e S. Frugis, mentre quelli sull’erpetofauna si devono ad A. Taddei, R. Mertens e B. Lanza; quelli sul popolamento a Gasteropodi e Collemboli sono stati rispettivamente pubblicati da F. Giusti e R. Dallai nell’ambito dei risultati delle campagne C.N.R. sulle “Piccole Isole”, così come uno studio dettagliato della fauna ad Acari Oribatidi realizzato da F. Bernini, ma buona parte dei gruppi di invertebrati rimangono ancora da esplorare, a eccezione di dati frammentari su alcune famiglie di Coleotteri.

Le prime prospezioni archeologiche sono state effettuate intorno agli anni Venti del XX secolo da O. De Fiore e G. Libertini, ma è con L. Bernabò Brea che – a partire dal Secondo Dopoguerra – si accerta la presenza diffusa di resti di età tardo-romana, sia sull’isolotto sia nelle acque circostanti; ulteriori indagini sono state condotte da L. La Fauci, M.C. Martinelli e P. Lo Cascio (2020), ma ancora oggi non sono stati effettuati né scavi sistematici né saggi di alcun genere.

La prima carta geologica realizzata con metodi moderni si deve a R. Romano e risale ai primi anni Settanta del XX secolo; da allora, l’isolotto è stato oggetto di studi nell’ambito della caratterizzazione geo-vulcanologica e crono-stratigrafica del complesso apparato di Panarea, in particolare a opera del gruppo di vulcanologi dell’Università di Bologna diretto da P.L. Rossi. Durate gli ultimi anni, una particolare attenzione è stata inoltre dedicata ai fenomeni di subsidenza e bradisismo, che qui risultano particolarmente marcati.

Interesse


Il pianoro sommitale, che ha ospitato coltivi fino alla prima metà del XX secolo, si presenta attualmente occupato da nuclei di macchia termofila dove prevalgono Erica arborea L. e Pistacia lentiscus L., che si alternano a praterie xeriche perenni dominate da Hyparrhenia hirta (L.) Stapf ,Drimia maritima (L.) Stearn e/o Thapsia garganica L. e prati effimeri caratterizzati dalla presenza di numerose erbe a ciclo annuale e diverse specie di orchidee; l’estensione degli aspetti prativi riflette l’intensità dei fattori di disturbo, come i periodici incendi che si verificavano ancora fino qualche anno fa e il pascolo, un tempo legato all’abitudine di mantenere sull’isolotto ovini e caprini allo stato brado e oggi dovuto esclusivamente alla presenza di una cospicua popolazione di Oryctolagus cuniculus L. Nelle radure soleggiate caratterizzate da litosuoli sabbiosi si riscontrano interessanti consorzi terofitici riferibili alla classe Tuberarietea guttatae (habitat 6220), cui partecipa talora Juncus capitatus Weigel, specie indicatrice di ristagno idrico stagionale e rara alle Eolie. Le pareti del versante nord-occidentale ospitano uno dei rari popolamenti eoliani di Chamaerops humilis L., mentre la fascia costiera è caratterizzata da una diffusa presenza di Limonium minutiflorum (Guss.) O. Kuntze. Queste ultime due specie, insieme a Iberis semperflorens L., endemita a distribuzione discontinua nell’area centro-mediterranea che nel resto delle Eolie è presente solo a Panarea, rappresentano gli elementi floristici di maggior interesse.

L’avifauna stanziale e nidificante comprende poche specie, come Sylvia melanocephala (Gmelin) e Monticola solitarius L. Nel 2016 è stata ripetutamente osservata la presenza di Falco eleonorae Gené, la cui nidificazione deve però essere confermata; analoghe considerazioni vanno estese a Calonectris diomedea (Scopoli), ritenuta possibile nidificante sull’isolotto.

La fauna vertebrata e invertebrata terrestre non ospita invece elementi di particolare rilievo, a parte l’endemico coleottero tenebrionide Catomus aeolicus Ponel, Lo Cascio et Soldati (P. Lo Cascio, dati inediti); nei primi anni Settanta, gli Acari Oribatei dell’isolotto sono stati oggetto di studi faunistici e biogeografici che hanno portato alla descrizione di numerose specie, inizialmente ritenute endemiche ma successivamente ritrovate in altre località nell’area mediterranea.

Pressioni


I processi di successione progressiva innescatisi sugli ex-terrazzamenti in seguito alla cessazione dello sfruttamento agro-pastorale dell’isolotto stanno producendo una graduale trasformazione ed omogeneizzazione del paesaggio locale, provocando la scomparsa di numerose specie legate ai coltivi, agli incolti ed agli ambienti aperti.

Nonostante il regolamento dell’area protetta preveda severi vincoli per l’accesso, l’isolotto è occasionalmente frequentato da visitatori e locali e, in passato, veniva anche praticata attivamente la caccia al coniglio, presente con una cospicua popolazione.

Gestione e Conservazione


Basiluzzo ricade interamente nel perimetro della ZPS ITA030044 “Arcipelago delle Eolie – area marina e terrestre” e della ZSC ITA030025 “Isola di Panarea e scogli viciniori”, per i quali è stato redatto un Piano di Gestione approvato dall’Assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana con D.D.G. n. 120 dell’08/03/2013. L’isolotto risulta designato come Riserva Naturale Integrale con Decreto Assessoriale n. 483 del 25/07/1997 ed è affidato alla gestione della Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, che tuttavia non dispone di personale dedicato e di un presidio sulla vicina isola di Panarea e, pertanto, non è in condizione di operare efficacemente.

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